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LA CRISI E I LAVORI VERDI

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Green economy Presentato il progetto Gjusti di Banca Etica per promuovere i green jobs. La Cgil ha stimato il numero di nuovi posti che dovrebbero crearsi entro il 2020: 9mila solo nel sud, 12mila a livello nazionale

Partire dalla tutela dell’ambiente per arrivare a una crescita economica stabile e duratura. È l’ambizioso obiettivo del progetto Gjusti
(Green jobs università scuole territorio imprese), voluto da Banca Etica (attraverso la sua Fondazione culturale responsabilità etica) e dalla Fondazione Roberto Franceschi, per promuovere le professioni “verdi” e lottare contro cambiamenti climatici e disoccupazione. I mutamenti nel clima, nel lungo periodo, non possono che danneggiare l’economia, mentre la mancanza di lavoro è la principale emergenza sociale di questi anni, visto che dall’inizio del la crisi hanno perso il posto 15 milioni di persone, di cui due milioni solo in Italia. L’obiettivo è di rilanciare l’economia partendo dalla salvaguardia dell’ambiente, che come avviene in altri paesi può portare alla creazione di molte posizioni lavorative, non solo per tecnici ma anche come operai, artigiani, imprenditori e manager. Proprio per individuare  le nuove professionalità, il progetto mette in rete città e campagna, territori con realtà sociali molto diverse, coinvolgendo le università  per rafforzare una formazione ad hoc orientata sui green jobs. Per la prima fase di lavoro, da concludere a primavera 2011, è stata scelta una zona della periferia di Milano, un tempo a vocazione industriale, dove oggi sono site l’Università della Bicocca e un distaccamento del Politecnico della Bovisa. Sicuramente il territorio più adatto per promuovere un modello economico basato su ricerca e conoscenza scientifica. Per le aree rurali, è stata scelta invece la fascia collinare dell’Oltepò pavese, composto da 78 comuni con economia soprattutto agricola e artigianale, che sfrutta poco la sue potenzialità turistiche ma include l’Università di Pavia, l’ateneo più antico della Lombardia. Per individuare i bisogni occupazionali “ambientali” il Gjusti prevede tre fasi. nella prima  si terranno seminari, poi si passerà
agli incontri di approfondimento nelle scuole, che serviranno soprattutto agli studenti per orientarsi, ma per una buona riuscita  presuppongono un forte coinvolgimento da parte degli insegnanti. L’ultimo passo è l’organizzazione di un convegno internazionale,  strumento per raggiungere un vasto auditorio, sensibilizzare l’opinione pubblica e coinvolgere i media, raccontando esempi di occupazione
verde e trovando sostegni alla sua diffusione nel mondo dell’impresa, del sindacato e della politica. Del resto, le occupazioni green  sono già piuttosto diffuse e una recente ricerca della Cgil ne ha individuato 54 tipologie, in particolare nelle energie rinnovabili.  Tra queste, i venditori di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, gli installatori e i tecnici specia-lizzati ma anche posizioni più sfumate come  quelle di contabili e trasportatori che lavorano per aziende “verdi”. Il sindacato ha anche quantificato il numero di nuovi posti che  dovrebbero crearsi da qui al 2020: saranno 9mila solo nel sud del paese, 12mila a livello nazionale, per arrivare all’importante cifra di  60mila 500, conteggiando quelli indiretti e temporanei. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito www. progettogjusti.it

Filippo Pala
TERRA

 

Commenti  

 
-1 #1 2010-04-15 07:54
Bisogna suddividere l'economia in:

- riconversione ecologica dell'industria e dell'economia;
- città più vivibili e umane;
- campagne rivalutate per le attività agricole e artigianali, ripopolando queste zone invece di gonfiare le metropoli ancor di più di quanto già non facciano fatica a sopportare.

Sono cose importanti di cui i verdi dovrebbero trattare, non si può essere solo un partito del verde metropolitano o animalista.

ecodellaterra.blogspot.com
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