
Erica Paggini, livornese di 31 anni, romana di adozione, ha fondato con il suo compagno Jacopo una società informatica. Hanno iniziato intuendo le potenzialità della tecnologia Wi-Fi a basso impatto ambientale e dando la caccia ai tetti del quartiere Esquilino dove montare le antenne. Oggi sono un'impresa ancora piccola ma affermata. L'unico cruccio è non riuscire ad andare in vacanza, perché a quelle separate «non ci pensiamo proprio»
Può succedere di lasciare la tua città per fare studi filosofici e di finire a trent'anni a mettere in piedi una azienda che punta sull'innovazione tecnologica.
Può succedere anche nell'Italia dei fannulloni e dei bamboccioni, della crisi economica e del sogno svanito del posto fisso. È successo.
A Erica Paggini, livornese di 31 anni, che vive a Roma da quando ne aveva 18. È successo un po' per caso e un po' per amore, un po' grazie a una straordinaria intuizione e un po' per un invidiabile spirito d'iniziativa imprenditoriale.
«Sono nata a Pisa da una famiglia di livornesi. Ho vissuto in mezza Italia con una puntatina in Libia per seguire gli incarichi lavorativi di mio padre - racconta Erica - e a 18 anni mi sono trasferita a Roma per fare l'università. Volevo studiare filosofia».
Erica inizia così la sua storia da adulta. Che cambia tra il 2002 e il 2003, repentinamente. Nella sua palazzina, a due passi da piazza Vittorio a Roma, aveva sede una società che si occupava di consulenza e assistenza informatica. Fa amicizia con i ragazzi che ci lavoravano e «inizio a dare una mano: il fatto di stare nello stesso posto faceva comodo a tutti».
In pratica è il primo approccio con i pc e il web: le chiedevano di rispondere al telefono, fissare gli appuntamenti, dare un'occhiata alle email. «Di internet e computer non sapevo assolutamente nulla - ammette Erica - ho cominciato a capirci qualcosa lavorando ». E aggiunge: «Diciamo che ho dovuto lavorare per un paio d'anni ventiquattro ore al giorno per imparare a districarmi in questo lavoro». In quell'azienda Erica fa l'incontro più importante. Conosce infatti Jacopo, un cervellone con i capelli lunghissimi che diventa presto il suo compagno.
Il lavoro funziona e anche la relazione con Jacopo cammina spedita. Così nel 2004 Erica lascia gli studi (che aveva già rallentato), fa il grande passo e diventa socia dell'azienda. Che proprio in quel momento sta facendo una rivoluzione. «Abbiamo subito intuito l'importanza del Wi-Fi - spiega Erica - così abbiamo praticato la pazza idea di mettere in piedi dei collegamenti wireless nel quartiere».
Era un vero e proprio esperimento in un momento di deregulation e «abbiamo iniziato a collegare al web amici e parenti », spiega Erica. La sperimentazione riguardava il quartiere multietnico dell'Esquilino, uno dei luoghi più ricchi di fascino della Capitale.
Erica e Jacopo capiscono che il filone può funzionare, che anche se rischiosissimo dal punto di vista economico l'investimento va fatto e iniziano a lavorare in questa direzione.
La loro attività principale? Andare a caccia di tetti «buoni su cui montare le antenne per creare la Rete». È per questa ragione che sul sito internet dell'azienda www.ydea.com c'è una curiosa galleria fotografica dei tetti della città su cui Ydea è presente.
«La risposta è positiva da subito - spiega Erica - soprattutto da parte degli studenti, dei curiosi, di quelli che amano sperimentare le tecnologie e di quelli che non hanno il servizio Adsl ».
Sono anni in cui è tutto sperimentale «e noi fornivamo un servizio gratuito: in pratica, pagavamo per sostenere la nostra azienda». Una follia, soprattutto se organizzi un servizio che si deve scontrare sul mercato con colossi come Telecom, Infostrada o Fastweb.
Casa e lavoro in coppia
Ma Erica e Jacopo, giovani svegli e con la testa dura, hanno avuto ragione.
Nel 2005 arriva il decreto che avvia una regolamentazione del servizio e «da quel momento siamo presenti su Roma, aumentando sempre di più il nostro raggio d'azione che oggi va da Civitavecchia a Subiaco». Con gigantesche difficoltà «perché la normativa è pensata per le grandi società e noi siamo costretti a fronteggiare obblighi e costi adatti ai grandi numeri, non alle realtà piccole come la nostra. Ma non ci spaventiamo».
E agli spot televisivi con gli attori e le bellone contrappongono un modello fatto sul passaparola e le ricerche sul web, «a volte ci cercano le persone che leggono sul proprio portatile che esiste una linea nostra», chiarisce Erica. Con risultati interessanti. «La maggior parte delle persone che si rivolgono a noi lo fanno quando vivono in zone in cui non hanno copertura Adsl oppure perché non vogliono contratti per poco tempo». E ci sono anche altre ragioni, «il costo basso del servizio», sottolinea Erica, il bassissimo impatto ambientale («non sono necessari scavi per far passare cavi o fibra ottica, gli apparati sono di dimensioni ridotte e l'inquinamento elettromagnetico è praticamente nullo», sottolinea), non è richiesta la linea telefonica, né si resta vincolati a una postazione fissa visto che «una tecnologia come la nostra permette di collegarsi ovunque sia presente la copertura, spostandosi liberamente non solo in casa, ma anche all'aperto».
Una grande scommessa in tempo di crisi («ma a noi la crisi non ci ha toccati, anzi forse visto che abbiamo i prezzi bassi qualcuno ha lasciato l'Adsl per venire da noi», ride) e un grande investimento personale tanto che oggi Erica conosce benissimo tutta la parte amministrativa e normativa del Wi-Fi (è sempre Jacopo a occuparsi delle questioni tecniche).
Un risultato apprezzato anche dai "colleghi" visto che le è stato offerto di entrare a far parte del consiglio direttivo di Assoprovider, l'associazione che raggruppa le aziende che si occupano di web. «Solo qualche anno fa tutto questo non era nemmeno immaginabile », commenta soddisfatta.
Erica ha trovato questa risposta all'era della precarietà: adesso la compagnia, dopo molte trasformazioni, non si occupa più di assistenza alle aziende ma «soltanto di accesso a internet» e non è più necessario andare a caccia di tetti buoni per le trasmissioni («ci siamo organizzati con le spedizioni, adesso i vari nodi della rete vivono di vita propria», commenta).
Anche l'assetto societario di questa piccola azienda è modificato: 50 per cento a Jacopo, 50 a Erica. Una coppia nella vita e nel lavoro. Un modello completamente assorbente. «Sostanzialmente facciamo casa e lavoro - dice Erica con il sottofondo di Jacopo che commenta ogni parola - ma non so fare distinzione, diciamo che non saprei immaginare una vita vissuta in modo diverso. Tutto questo insieme è la mia vita». E aggiunge: «Se non fossimo stati insieme probabilmente non saremmo riusciti a raggiungere questi risultati. Oggi ci staremmo confrontando con qualcosa di diverso».
Perché insieme si superano i momenti difficili, soprattutto per una banale questione di tempo: «Avremmo dovuto scegliere se rallentare il lavoro per avere una vita privata o tenere duro sul lavoro e non avremmo mai avuto il tempo per avere altri rapporti». Adesso invece tutto avviene contemporaneamente. «Non so dire quante ore al giorno lavoro. Diciamo che il computer a casa o in ufficio è sempre acceso e di lavorare non si smette mai - rimarca - anche durante un film, mentre si pranza o si cena un occhio al pc lo butto sempre. E anche se non sono emergenze c'è sempre qualcosa da fare». È il segnale che il progetto funziona. «Ma la strada da fare è ancora lunga», avverte Erica. Che chiarisce: «Per noi, però, il peggio è passato e non ho più molta paura come in passato. In un momento così difficile per tanti miei coetanei, mi sento fortunata. Ma penso anche di essermelo meritato», rivendica orgogliosa.
E aggiunge: «Non mi sono mai pentita di avere rinunciato agli studi umanistici, semmai ho il rimpianto di avere iniziato troppo tardi con il web». Oggi Ydea può dire davvero di esistere e guarda anche al futuro: «Immaginiamo di diventare un pezzo fondamentale (quello romano) di una rete nazionale di tutti quelli che in Italia fanno il nostro lavoro. Magari un giorno nascerà un grande consorzio», capace chissà di dare più di qualche fastidio ai colossi della telefonia e del web. Chiedi e richiedi e alla fine un piccolo problema viene fuori in questa vita di coppia vissuta "ad alta innovazione tecnologica". Almeno per adesso, che l'azienda è piccola e non si possono fare colpi di testa. «Praticamente non possiamo mai fare le vacanze - sottolinea Erica - in realtà potremmo farle, solo che uno di noi dovrebbe restare al lavoro».
Vacanze separate, insomma. «Non ci pensiamo proprio - dice Erica - e tutto sommato forse il costo di questo sacrificio possiamo anche pagarlo ». Per adesso.
Danilo Chirico da Terra






