
In Calabria una storia tragica di morti bianche e silenziose, durata quasi mezzo secolo.
Quaranta morti accertate dovute al cancro e oltre sessanta operai colpiti dallo stesso male, ma ancora vivi. Hanno tutti lavorato nell’azienda tessile Marlane di Praia a Mare, hanno tutti respirato la stessa aria intrisa di sostanze tossiche usate per la coloritura.
La fabbrica entrò in funzione negli anni ’50, nel 1969 passò all’Eni – Lanerossi. In quegli anni la nuova amministrazione decise di abbattere i muri divisori fra i reparti e, in un unico ambiente di lavoro, i fumi chimici provenienti dalla tintoria iniziarono ad espandersi ovunque, in assenza di aspiratori funzionanti o altre misure di bonifica per l’aria.
Negli anni ’90, dopo la cessione dell’azienda al gruppo Marzotto, l’organizzazione della fabbrica cambiò: furono introdotte le vasche a chiusura, dove immettere i coloranti senza dispersione di fumi nell’ambiente interno. Ma tantissimi operai si erano gia ammalati, dopo decenni di inalazioni quotidiane.
Le indagini, iniziate nel 1999, si sono adesso chiuse con il sequestro preventivo dell'area circostante lo stabilimento (dove sono seppellite tonnellate di rifiuti industriali nocivi). Il reato imputato a dieci dirigenti della Marlane è omicidio colposo. La Procura di Paola ipotizza che alcune morti possano essere state provocate anche dall’uso di amianto, materiale di cui erano fatte le pastiglie dei freni montati sui telai. Durante l’uso i freni si deterioravano, emanando nell’ambiente polveri molto pericolose per la salute. Il Procuratore Capo di Paola, Bruno Giordano afferma che gli operai deceduti potrebbero essere più di ottanta. Alcune famiglie però non hanno sporto denuncia e, inoltre, secondo la legge Cirielli, solo i casi avvenuti dopo il 1990 possono rientrare nel procedimento.
Ma ci sono anche altri pesanti dubbi sulla Marlane: finanziamenti europei e regionali, storie di precariato e cassa integrazione, silenzio dei sindacati. E le raccomandazioni del Ministero della Sanità, che giudicava “non balneabile” il mare antistante la fabbrica, pur essendo presente un depuratore.
Christian Richicchi






