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L'AMBIENTE CHE CREA LAVORO

 

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Per greenpeace e il Consiglio europeo per le rinnovabili, abbandonando carbone e atomo entro il 2030 crolleranno le emissioni e aumenterà l'occupazione pulita

Più lavoro meno emissioni. È questo lo scenario che attende il settore energetico nel 2030, secondo il rapporto "Working for the climate: green job [r]evolution", realizzato da Greenpeace in collaborazione con il Consiglio europeo per l'energia rinnovabile (Erec). A una condizione: che i leader del mondo scelgano di mettere in atto la rivoluzione energetica, abbandonando progressivamente il nucleare e il carbone e puntando tutto sulle rinnovabili e l'efficienza energetica.

Dal confronto fra le proiezioni dell'International energy association, basate sulle politiche energetiche attuali, e uno scenario incentrato su un nuovo protagonismo delle energie rinnovabili e una riduzione del 17,5% della domanda mondiale di elettricità, sarebbero in totale 2,7 milioni in più i posti di lavoro che si potrebbero creare nel mondo nei prossimi venti anni.

Gli occupati mondiali del settore energetico raggiungerebbero così nel 2030 oltre gli undici milioni, otto dei quali impiegati nel campo delle rinnovabili e dell'efficienza. Un dato, quest'ultimo, che, secondo il confronto di Greenpeace, supera di tre volte quello stimato dall'Iea nel suo "World energy outlook 2007", dove, al contrario, si prevede un crollo dell'occupazione nel settore, pari a una perdita di mezzo milione di occupati da qui al 2030, a causa di un calo della domanda di manodopera in seguito a innovazioni ottenute in campo minerario.

Per non parlare dei benefici effetti sull'ambiente globale che otterrebbe una riduzione di 10 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica nel passaggio da un mix energetico fondato su carbone e combustibili fossili a un mondo alimentato prevalentemente da fonti rinnovabili.A una crescita dell'energia verde destinata a raggiungere il 50% di quella generata nel mondo nel 2030 (contro il 20% stimato dall'Iea), corrisponderà infatti, a partire dal 2015, una progressiva riduzione delle emissioni di CO2, destinate a diminuire del 40% nel 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Ottime anche le prospettive occupazionali legate all'energia verde in Italia, settore che, nonostante la congiuntura economica, continua a registrare una domanda crescente. Secondo lo scenario delineato nella rivoluzione energetica di Greenpeace, nel 2030, l'occupazione totale nel settore dell'energia potrebbe raggiungere i 102mila occupati, ossia l'82% in più rispetto ai 56mila occupati stimati nel caso in cui, invece, nulla cambiasse nella politica energetica.

Con quasi la totalità dei lavoratori (96mila) impiegati nella produzione di energie rinnovabili e nel campo dell'efficienza, l'Italia ridurrebbe inoltre del 52% le proprie emissioni di anidride carbonica, a fronte di un aumento del 13% stimato attualmente per i prossimi venti anni. Chissà se, nel Paese del sole, per risolvere il problema dell'occupazione, qualcuno guarderà anche un po' al cielo.

Clara Gibellini, Terra À

 

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