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Il problema del credito

C'è poi la questione del finanziamento attraverso istituti di credito e banche, che dovrà coprire circa il 70% del costo di costruzione. Una quota potrà essere ottenuta attraverso fondi pubblici e crediti agevolati - nonostante le restrizioni dell'UE.
Ma il grosso dovrà comunque arrivare attraverso le banche. Si tratta di importi di grande rilievo: per i 4 reattori, oltre 20 miliardi di euro.

Il problema principale è reperire una così elevata quantità di credito da istituti bancari in grave sofferenza, sofferenza che si protrarrà per vari anni finché dureranno gli effetti dei titoli tossici che hanno scatenato la crisi nel 2008.
L'erogazione di crediti andrà rimborsata al tasso di interesse di mercato, di solito elevato per questo genere di investimenti a lungo termine, e farebbe aumentare notevolmente l'esposizione debitoria di Enel ed EDF, già molto indebitate - Enel (51 miliardi di euro) e EDF (36 miliardi di euro).

Dalle dichiarazioni dell'AD di Enel, Conti, si intuisce l'intenzione di far entrare le banche, i fondi e gli istituti tra i partner dell'impresa, proponendo loro l'acquisizione di quote del futuro impianto atomico. In questo caso, si tratterebbe di partner e non di finanziatori.
Il problema è l'elevato rischio connesso al nucleare: aumenti nei costi di costruzione, ritardi nella messa in esercizio dell'impianto - eventi questi normali nel nucleare - possono compromettere i ricavi attesi dal piano di business.

Servono dunque garanzie, affinché i partner finanziatori accettino il rischio.
Per questo Enel ha proposto di fissare a priori un prezzo del kWh nucleare abbastanza alto da remunerare le banche e gli altri istituti finanziatori, quando la centrale entrerà in esercizio e venderà energia.

Questo è un punto critico dell'impresa nucleare italiana: innanzitutto smentisce l'idea che il nucleare possa essere conveniente per gli utenti. Inoltre, è un azzardo decidere, ancora prima della costruzione, un prezzo dell'energia che entrerà in vigore dopo dieci o quindici anni. È evidente il rischio che, quando la centrale giungerà in esercizio, il prezzo inizialmente pattuito non risponda al livello di mercato. In questi casi, in genere, è sempre l'utente a pagare gli errori di pianificazione commessi dalle aziende elettriche.

Ad esempio, nel 2007, le stime di vari istituti prevedevano un sostanziale raddoppio del prezzo dell'energia elettrica in 15 anni, con tassi di incremento del 6 - 7% annuo (negli USA si passerebbe da 9 a circa 18 cent $ al kilowattora). A causa della crisi, invece, il prezzo dell'energia non è aumentato nel 2008 e 2009, spingendo al ribasso le previsioni per il 2020.
 

Commenti  

 
0 #1 2010-02-06 05:59
Quindi sarebbe già pianificato che l'energia nucleare costerà di più di quanto avrebbe dovuto in futuro, considerando l'inflazione.

Aggiungiamoci che già paghiamo in bolletta il vecchio nucleare e le scorie da mantenere(non voglio sapere come), e che dovremo un giorno pagare anche la successiva gestione delle scorie e lo smantellamento delle centrali...il nucleare ci costerà un occhio della testa!
o forse tutti e due...

ecodellaterra.blogspot.com
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