
GREENPEACE: NON RIAPRITE LE SCUOLE.
La concentrazione di Cesio 137 rilevata nella prefettura di Fukushima sarebbe superiore a quella che nel 1986 portò all’evacuazione forzata nell’area di Chernobyl. A dare la notizia il quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun che specifica: nei sei comuni interessati (Okumamachi, Futabamachi, Namiemachi, Tomiokamachi, Iitatemura e Minami-Soma) il cesio radioattivo supererebbe gli 1,48 milioni di Becquerel per metro quadro, la soglia che fu scelta per la “fuga di massa” dalla zone del disastro ucraino. I dati provengono dalle rilevazioni del Ministero della scienza nipponico che ha misurato i livelli di contaminazione in 2200 punti disseminati nella “zona off-limits” di venti km intorno alla centrale.
Il premier uscente Naoto Kan aveva azzardato, pochi giorni fa, la previsione di “tempi lunghi” per il rientro nelle proprie case delle famiglie residenti nell’area. Meno pessimisti i tecnici della Tepco, che si sono affrettati a smentire le voci di un possibile collegamento fra i livelli di radioattività e la recente morte per leucemia acuta di un operaio impiegato nella messa in sicurezza dell’impianto.
Greenpeace, intanto, si era rivolta pochi giorni fa al nuovo premier Yoshihiko Noda con la richiesta di ritardare l’apertura delle scuole, prevista per oggi. L’organizzazione ecologista afferma di aver effettuato, fra il 17 e il 19 agosto, misurazioni in una scuola superiore, in un asilo e in un centro di assistenza all'infanzia dell’area della centrale. Gli strumenti hanno rilevato una radioattività superiore di 15 volte la soglia massima consentita dagli standard internazionali: 1.5 Micro Sievert in un'ora (µSv/h) a un metro dal suolo in una scuola già decontaminata dalle autorità e 2 µSv/h a un metro dal suolo in un parco del centro cittadino. Gli sforzi delle autorità, insomma, non sembrano essere stati sufficienti, ad oggi, a contenere il livello d’allarme e i pericoli per la salute di una delle più grandi catastrofi dell’umanità.






