Greenpeace: il 68% da energie verdi in 20 anni. Investendo sulle "smart grids".Energia rinnovabile che copre i due terzi del fabbisogno di elettricità, mettendo da parte gli ormai costosissimi, quasi esauriti e fortemente inquinanti combustibili fossili che hanno provocato una lunga serie di disastri climatici. Reti di trasmissione e conservazione dell'energia elettrica "smart", ovvero intelligenti, che riescono a incamerare energia da parti del globo lontane e dove se ne produce tantissima (come i deserti) e sanno come e quando utilizzarla a seconda delle necessità e dei picchi di consumo. Quando i neonati d'oggi avranno l'età per guidare e andare all'università tutto questo potrebbe essere reale. Lo scenario, per nulla futuristico, viene dall'ultimo rapporto di Greenpeace intitolato "Revolution: the battle of the grids" (Rivoluzione: la battaglia delle reti) che dimostra come questi traguardi in Europa siano del tutto possibili, nei prossimi vent'anni: basta fare delle scelte e degli investimenti ad hoc.
Attualmente gli investimenti sulle rinnovabili, ovvero il cammino intrapreso da tutti i paesi avanzati dell'UE, si concentra principalmente sugli impianti (low grid), mentre gli investimenti sul miglioramento della rete (hi grid) sono pari a 74 miliardi di euro nel periodo 2030-2050. Puntando sulle "supergrids" fra Europa e Nord Africa e diminuendo gli investimenti sui singoli impianti, invece, si potrebbe trasportare in Europa l'energia prodotta nei deserti, incamerarla quando in eccesso e usarla per caricare la batteria di auto elettriche, produrre idrogeno, riportare l'acqua dei bacini idroelettrici in alto attraverso una nuova generazione di commutatori. Le reti inoltre sarebbero dotate di meccanismi di auto-regolazione per cui nei momenti di maggiore consumo potrebbero essere in grado di spegnere per pochi minuti apparecchi come condizionatori o lavatrici e risparmiare grandi quantità di elettricità.
Gli investimenti necessari per realizzare questo tipo di tecnologia sono molto alti (circa 580 miliardi), da dividere fra i paesi dell'Unione Europea. L'ostacolo più grande è la persistenza del carbone e del nucleare, impianti con scarsa flessibilità che mal si adattano alle reti intelligenti, tanto che il danno economico prodotto dal mancato utilizzo di sole e vento al loro posto causa già, ogni anno, una perdita di circa 32 miliardi di euro. Dismettere queste forme obsolete e inquinanti di energia, conclude Greenpeace, conviene sia dal punto di vista economico che ambientale e aprirebbe scenari di produzione e consumo di elettricità molto avanzati e convenienti.






