Quei treni carichi di scorie diretti in Francia, all'oscuro delle popolazioni locali.La notizia è diventata oggetto di inchieste giornalistiche due giorni fa, quando un treno merci diretto in Francia è stato bloccato dai manifestanti no TAV, verso le tre di notte, nella stazione di Avigliana, Torino. E' la notte del 9 maggio e il treno, che riprende il proprio cammino dopo qualche ora, risulta diretto a La Hague, dove un sito nucleare della francese Areva lo attende per "riprocessare" il combustibile esaurito dei container.
L'Italia ha detto di nuovo NO all'atomo ma a ricordarci che stiamo facendo ancora i conti con la dismissione delle nostre vecchie centrali nucleari c'è una voce delle nostre bollette, gli extra-costi, che scaricano sulle nostre spalle quei 4,3 miliardi di euro necessari a fermare il business. Le scorie dei vecchi impianti sono un problema cui nessuno ha ancora trovato una soluzione duratura: men che meno l'Italia che, unica al mondo, non ha nemmeno dei depositi permanenti e si limita, in virtù di un accordo firmato nel 2005 fra Italia e Francia, a spedire il combustibile oltreconfine dove le barre esauste vengono sciolte in acido nitrico per recuperare plutonio e venire nuovamente utilizzate. Il deposito temporaneo di Saluggia, inoltre, fu dichiarato nel 2005 dalla Regione Piemonte "area non edificabile" e si trova nel mezzo di fiumi e canali del Po: il livello dell'acqua è più alto di quello degli impianti e spesso l'impianto è stato danneggiato da alluvioni, come nel '92-'93.
Il trasporto su rotaia delle scorie poi pone non pochi problemi, sia di ordine tecnico che in merito alla scarsa trasparenza con cui avviene. Ogni tre mesi circa partono dei convogli, di notte, diretti in Francia ma le popolazioni locali sono scarsamente informate al riguardo e senza alcun piano di evacuazione in caso di emergenza. Già nel 1989, la CE multò l'Italia per mancata informazione sul pericolo radioattivo legato alle scorie mentre la legge dà alle Regioni e ai comuni interessati il compito di informare la cittadinanza del passaggio dei treni di scorie: ma le stesse amministrazioni locali sono spesso a corto di informazioni.
La sicurezza dei vagoni non sembra sufficiente a garantire procedure adeguate in caso di incidente. In caso di deragliamento o scontro si sprigionerebbe una radioattività mortale nei 200 metri di diametro (pari a 5,83 Sv, laddove 6 Sv equivalgono a una morte certa), e molto pericolosa dopo i 200 m (3,47 Sv). I treni merci sono progettati per resistere a urti con velocità di cinquanta chilometri all'ora e a cadute non superiori ai nove metri mentre i container vengono testati per resistere a cadute di nove metri su superficie piana, a un fuoco di ottocento gradi per mezz'ora e a un'immersione in duecento metri d'acqua per un'ora. Ciò vuol dire che una caduta da ponte su superficie irregolare, un affondamento in acque più profonde o una caduta da percorsi di montagna andrebbero ben al di là delle procedure di sicurezza.






