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UN'ATOMICA AMICIZIA

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Accordi Berlusconi vola a Parigi con 7 ministri al seguito. Parte la seconda fase della collaborazione sul nucleare che prevede la costruzione in Italia di 4 centrali a partire dal 2013 da 5 miliardi di euro ciascuna

Il dibattito sulle forme di governo oscura il 28esimo vertice italo francese. La seconda puntata della storia d'amore nucleare tra Parigi e Roma, ieri, è finita in secondo piano facendo largo ad nuovo protagonista: il semipresidenzialismo.
La suggestione dall'Eliseo, in effetti, deve essere stata troppo forte per resistere al fascino del potere repubblicano dal retrogusto borbonico: «L'Italia è interessata a una riforma dello Stato sul modello del semipresidenzialismo francese», ha detto il premier Silvio Berlusconi, che ha aggiunto: «Ma senza doppio turno perché va bene la legge elettorale che già ha». Una stoccata, quella sul sistema elettorale, rivolta al presidente della Camera Gianfranco Fini che giovedì scorso aveva dimostrato una certa insofferenza verso l'indicazione di modelli costituzionali senza i dovuti adeguamenti alla legge elettorale.
Oltre alla premura di aprirsi la strada al Quirinale, ieri il premier ha lavorato, insieme a sette ministri italiani, alla conclusione della seconda fase dell'accordo di collaborazione sul nucleare siglato nel vertice di Roma del febbraio 2009 e ampliato ieri a Parigi.
Così negli incontri avvenuti tra i ministri dell'Energia e dell'Ambiente di entrambe le nazioni la collaborazione si è allargata a diversi settori (sicurezza e formazione accademica) e diversi attori. Protagonisti assoluti degli accordi che daranno il via, a partire dal 2013, alla costruzione di almeno 4 centrali nucleari sono Enel, la francese Edf, Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare (quest'ultime entrambe di Finmeccanica) che hanno firmato un memorandum per lo sviluppo dell'energia atomica «il cui obiettivo è quello di valorizzare il ruolo dell'industria italiana nella realizzazione delle nuove centrali», smentendo quindi chi bolla l'accordo come "bidone" rifilato dai cugini francesi tutto a vantaggio delle loro casse.
Ogni centrale costerà «almeno 4,8 miliardi di euro - spiega il fisico nucleare Erasmo Venosi -, un prezzo cristallizzato che non tiene conto dell'aumento dei costi nel tempo del denaro, del carburante e degli impianti di raffreddamento. Impossibile, quindi, che il prezzo non aumenti superano di molto i 18,4 miliardi complessivi ». Nessun dubbio poi sulla sicurezza, se ce l'hanno loro possiamo averlo anche noi. A breve quindi partirà una campagna di comunicazione per rimuovere "i pregiudizi ideologici" degli italiani sul nucleare. «Le centrali francesi - ha affermato Berlusconi rispolverando un vecchio cavallo di battaglia - sono vicine all'Italia e un eventuale pericolo ricadrebbe anche su di noi». Affermazione, questa, più che smentita da molti esperti che fanno notare come ad ogni centrale corrispondano diverse zone di pericolo (indicate nelle mappe tecniche con colori diversi) la cui intensità diminuisce in via proporzionale alla distanza dalla centrale.
A ricordare che gli incidenti nucleari non sono necessariamente tutti della portata di Chernobyl sono le associazioni antiatomo francesi, Greenpeace in testa, che denunciano non solo i continui incidenti che avvengono nelle centrali francesi, ma anche lo smaltimento illegale e criminoso delle scorie che dal Mare del Nord vengono imbarcate verso la Russia, con la scusa di essere recuperate, quando in realtà vengono abbandonate a cielo aperto in diverse zone della Siberia.
Un problema, quello delle scorie, che l'Italia non ha ancora affrontato apertamente. Gli scarti delle vecchie centrali, infatti, secondo un accordo del 2007 vengono smaltiti in Normandia a Le Hague, per la gioia degli abitanti della zona che hanno visto il proprio territorio trasformarsi nella pattumiera nucleare d'Europa, in futuro invece, secondo l'accordo del 2009, resteranno nelle centrali italiane, in attesa dell'individuazione di un grande sito di stoccaggio nazionale. Un problema che forse non riguarderà più il premier che punta dritto al Quirinale.

Susan Dabbous da Terra

 

Commenti  

 
0 #5 2010-04-14 01:26
ma io dico, l'accordo viene fatto sulla base di cosa??? solo di interessi economici...Non è possibile, il nucleare è una cosa seria e richiede l'attenzione da parte di tutta la popolazione. La maggior parte delle regioni, o comunque le dichiarazioni dei presidenti delle regioni sono quasi tutte contrarie al nucleare, come è possibile avere un rappresentante del popolo che non interpreta la volontà del popolo?
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0 #4 2010-04-13 23:54
La campagna di comunicazione può essere l'occasione per riuscire a far parlare di questo argomento, che oggi viene tenuto abilmente sotto silenzio ed è dibattuto solo all'interno di una ristretta cerchia di ambientalisti. Può essere anche per noi l'occasione per arrivare a chi di solito non è si occupa di questi argomenti. Sarà interessante vedere come reagiranno le Regioni, se saranno così disponibili, anche quelle del centro destra, ad essere espropriate della capacità di decidere che cosa fare nel proprio territorio. Questo potrebbe proprio essere l'anello debole del sistema che stanno creando.
Non basta avere ragione, bisogna anche riuscire a mettere in crisi il consenso di cui oggi godono, che non è un consenso che si basa su motivazioni di tipo razionale. In altre parole, dobbiamo riprodurre, questa volta a nostro vantaggio, il clima che ha consentito alla destra di vincere la battaglia sulla sicurezza e la precarietà.
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0 #3 2010-04-13 08:30
ps: direi che Facebook può servire da ottimo tam tam, finora (anche a causa dei problemi quotidiani che incalzano nella nostra politica) mi pare di non aver letto molto in proposito
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0 #2 2010-04-13 08:28
su questa cosa dobbiamo dare battaglia ma grossa!!! pensare non solo che i costi rimarranno quelli, da noi dove i preventivi di qualsiasi opera lievitano sterpitosamente incorso d'opera.. ma soprattutto mi chiedo che garanzia di smaltimento oculato delle scorie radioattive possiamo dare noi che non risuciamo a smaltire correttamente neanche le bucce di banane!!!
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0 #1 2010-04-11 22:26
A parte le farneticazioni in merito alla svolta presidenzialist a, emerge che l'accordo siglato a Parigi sulla cooperazione nucleare tra Italia e Francia (o meglio di colonizzazione) si rivelerà come un affare per pochi dai costi elevatissimi in termini economici, ambientali e per la salvaguardia della salute di tutta la popolazione esposta ad eventuali rischi di fughe radioattive.
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