
Il Chose (Center for hybrid and organic solar energy) è un centro di eccellenza nell'ambito della ricerca in Italia, nato nel 2006 dalla volontà dei Verdi alla Regione Lazio e del Dipartimento di energia elettronica dell'università di Roma Tor Vergata. E' uno dei poli di ricerca tecnologica più avanzati del nostro paese.
Lo studio condotto sulle celle solari organiche ha lo scopo di migliorare la qualità tecnologica del fotovoltaico, e incrementare l'uso del solare fotovoltaico come fonte di approvvigionamento di energia pulita. Le celle solari Dye-sensitized (Dsc), realizzate per la prima volta dal chimico svizzero Michael Grätzel nel 1991, sono celle fotoelettrochimiche arricchite di un colorante che ne aumenta l'assorbimento della luce solare. Queste celle costituiscono un'alternativa tecnicamente ed economicamente credibile alle convenzionali celle fotovoltaiche in silicio: la realizzazione di tali celle infatti non necessita del grande dispendio economico ed energetico tipico delle industrie dei semiconduttori. Inoltre, il fenomenale sviluppo che negli ultimi anni ha caratterizzato i settori dell'elettronica molecolare e delle nanotecnologie, ha reso possibile il raggiungimento di livelli di efficienza quanto meno confrontabili con quelli delle normali celle al silicio amorfo a costi decisamente inferiori. Abbiamo incontrato Thomas Brown, ricercatore e cofondatore del Polo solare organico, uno dei pochi ‘cervelli' rientrati in Italia per farci raccontare il suo progetto.
Parliamo del fotovoltaico di terza generazione. In cosa consiste e quali sono i passi in avanti della ricerca in tal senso?
Una nuova tecnologia che ha effettivamente iniziato a prendere piede nei laboratori di ricerca internazionali attorno agli anni 90 è il fotovoltaico organico in cui la parte fotoattiva dei dispositivi è basata sui composti organici del carbonio piuttosto che silicio.
La struttura base di una cella organica è semplice: essa è detta "a sandwich" ed è composta da un substrato, generalmente vetro, e da una o più sottilissime pellicole, che contengono i materiali fotoattivi colorati, frapposte tra due elettrodi conduttivi di cui almeno uno trasparente. Il record di efficienza per la Dye solar cell, che utilizza pigmenti fotosensibili e nanotecnologia, è superiore al 10%.
Il grosso vantaggio dei materiali fotovoltaici organici o ibridi risiede nel fatto che questi possono essere depositati, su larghe aree e a costi molto ridotti, in soluzione liquida come veri e propri inchiostri o paste attraverso semplici processi tipici dell'industria della stampa. Inoltre questa tecnologia può essere molto versatile per l'integrazione negli edifici perché può essere installata su facciate verticali e può essere resa semitrasparente. La maturazione tecnologia ha fatto si che la ricerca e sviluppo di questo tipo di celle sia passata da quella universitaria a quella industriale ormai da qualche anno.
Lei è uno dei cosiddetti "cervelli" rientrati in Italia. Si discute molto sul fatto che questo Paese non investe in ricerca e lei si è già pentito di essere rientrato o la sua esperienza professionale qui può essere considerata un esempio da seguire?
Sono rientrato al Dipartimento di Ingegneria elettronica dell'università di Tor Vergata nel 2005, appunto con un progetto sul fotovoltaico organico. Anche se si sentono purtroppo numerose storie di altri rientri che non hanno avuto successo, la mia personale esperienza è stata decisamente felice.
Ho avuto la fortuna di trovare colleghi in dipartimento a Tor Vergata molto dinamici e con i medesimi sogni, l'assessorato all'Ambiente alla Regione Lazio e i Verdi che hanno creduto nel nostro progetto fornendoci importanti finanziamenti. Questi ci hanno permesso di fondare insieme il Polo solare organico della Regione Lazio (Chose) nel 2006 per lo sviluppo della tecnologia fotovoltaica organica.
Recentemente abbiamo anche avuto un forte sostegno dall'industria con cui abbiamo fondato il consorzio Dyepower.
Quali sono i progetti futuri del Chose?
Ci sono vari progetti e collaborazioni nazionali e internazionali che portiamo avanti. Sicuramente quello più importante fino a questo momento è stato l'istituzione del Consorzio Dyepower, dove oltre il nostro Polo e le università di Ferrara e Torino sono coinvolte grosse industrie come la Erg Renew, Permasteelisa, e Dyesol.
L'obiettivo di Dyepower è lo sviluppo di processi per la fabbricazione di facciate fotovoltaiche che possano essere prontamente industrializzate. Inoltre abbiamo istituito un Master in Ingegneria del Fotovoltaico a Tor Vergata che sta attraendo un sempre crescente numero di studenti e sponsor industriali.
Cosa ne pensa del decreto approvato a proposito del ritorno al nucleare?
Il mio parere è che tutte le grandi risorse che si vogliono investire nel nucleare, sia finanziare che organizzative che industriali, sarebbero spese molto meglio nella ricerca e sviluppo di tecnologie rinnovabili, le uniche che veramente, non solo nel lungo ma anche medio termine, possano garantire una sostenibilità energetica.
Se il Conto energia prevedesse una tariffa sugli impianti con materiali innovativi?
È una idea interessante anche se la definizione di innovativo può essere difficile. Il Conto energia sta incentivando la creazione non solo di un mercato ma anche di una filiera industriale del fotovoltaico. Incentivare in diversi modi, anche creativi, le nuove tecnologie (e le opportunità che esse portano per l'innovazione) aiuterebbe gli imprenditori a creare nuove industrie dove l'Italia potrebbe diventare leader, non solo importare tecnologie mature dall'estero.
Manuela Caserta da Terra
Lo studio condotto sulle celle solari organiche ha lo scopo di migliorare la qualità tecnologica del fotovoltaico, e incrementare l'uso del solare fotovoltaico come fonte di approvvigionamento di energia pulita. Le celle solari Dye-sensitized (Dsc), realizzate per la prima volta dal chimico svizzero Michael Grätzel nel 1991, sono celle fotoelettrochimiche arricchite di un colorante che ne aumenta l'assorbimento della luce solare. Queste celle costituiscono un'alternativa tecnicamente ed economicamente credibile alle convenzionali celle fotovoltaiche in silicio: la realizzazione di tali celle infatti non necessita del grande dispendio economico ed energetico tipico delle industrie dei semiconduttori. Inoltre, il fenomenale sviluppo che negli ultimi anni ha caratterizzato i settori dell'elettronica molecolare e delle nanotecnologie, ha reso possibile il raggiungimento di livelli di efficienza quanto meno confrontabili con quelli delle normali celle al silicio amorfo a costi decisamente inferiori. Abbiamo incontrato Thomas Brown, ricercatore e cofondatore del Polo solare organico, uno dei pochi ‘cervelli' rientrati in Italia per farci raccontare il suo progetto.
Parliamo del fotovoltaico di terza generazione. In cosa consiste e quali sono i passi in avanti della ricerca in tal senso?
Una nuova tecnologia che ha effettivamente iniziato a prendere piede nei laboratori di ricerca internazionali attorno agli anni 90 è il fotovoltaico organico in cui la parte fotoattiva dei dispositivi è basata sui composti organici del carbonio piuttosto che silicio.
La struttura base di una cella organica è semplice: essa è detta "a sandwich" ed è composta da un substrato, generalmente vetro, e da una o più sottilissime pellicole, che contengono i materiali fotoattivi colorati, frapposte tra due elettrodi conduttivi di cui almeno uno trasparente. Il record di efficienza per la Dye solar cell, che utilizza pigmenti fotosensibili e nanotecnologia, è superiore al 10%.
Il grosso vantaggio dei materiali fotovoltaici organici o ibridi risiede nel fatto che questi possono essere depositati, su larghe aree e a costi molto ridotti, in soluzione liquida come veri e propri inchiostri o paste attraverso semplici processi tipici dell'industria della stampa. Inoltre questa tecnologia può essere molto versatile per l'integrazione negli edifici perché può essere installata su facciate verticali e può essere resa semitrasparente. La maturazione tecnologia ha fatto si che la ricerca e sviluppo di questo tipo di celle sia passata da quella universitaria a quella industriale ormai da qualche anno.
Lei è uno dei cosiddetti "cervelli" rientrati in Italia. Si discute molto sul fatto che questo Paese non investe in ricerca e lei si è già pentito di essere rientrato o la sua esperienza professionale qui può essere considerata un esempio da seguire?
Sono rientrato al Dipartimento di Ingegneria elettronica dell'università di Tor Vergata nel 2005, appunto con un progetto sul fotovoltaico organico. Anche se si sentono purtroppo numerose storie di altri rientri che non hanno avuto successo, la mia personale esperienza è stata decisamente felice.
Ho avuto la fortuna di trovare colleghi in dipartimento a Tor Vergata molto dinamici e con i medesimi sogni, l'assessorato all'Ambiente alla Regione Lazio e i Verdi che hanno creduto nel nostro progetto fornendoci importanti finanziamenti. Questi ci hanno permesso di fondare insieme il Polo solare organico della Regione Lazio (Chose) nel 2006 per lo sviluppo della tecnologia fotovoltaica organica.
Recentemente abbiamo anche avuto un forte sostegno dall'industria con cui abbiamo fondato il consorzio Dyepower.
Quali sono i progetti futuri del Chose?
Ci sono vari progetti e collaborazioni nazionali e internazionali che portiamo avanti. Sicuramente quello più importante fino a questo momento è stato l'istituzione del Consorzio Dyepower, dove oltre il nostro Polo e le università di Ferrara e Torino sono coinvolte grosse industrie come la Erg Renew, Permasteelisa, e Dyesol.
L'obiettivo di Dyepower è lo sviluppo di processi per la fabbricazione di facciate fotovoltaiche che possano essere prontamente industrializzate. Inoltre abbiamo istituito un Master in Ingegneria del Fotovoltaico a Tor Vergata che sta attraendo un sempre crescente numero di studenti e sponsor industriali.
Cosa ne pensa del decreto approvato a proposito del ritorno al nucleare?
Il mio parere è che tutte le grandi risorse che si vogliono investire nel nucleare, sia finanziare che organizzative che industriali, sarebbero spese molto meglio nella ricerca e sviluppo di tecnologie rinnovabili, le uniche che veramente, non solo nel lungo ma anche medio termine, possano garantire una sostenibilità energetica.
Se il Conto energia prevedesse una tariffa sugli impianti con materiali innovativi?
È una idea interessante anche se la definizione di innovativo può essere difficile. Il Conto energia sta incentivando la creazione non solo di un mercato ma anche di una filiera industriale del fotovoltaico. Incentivare in diversi modi, anche creativi, le nuove tecnologie (e le opportunità che esse portano per l'innovazione) aiuterebbe gli imprenditori a creare nuove industrie dove l'Italia potrebbe diventare leader, non solo importare tecnologie mature dall'estero.
Manuela Caserta da Terra







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E il biodegradabile sarà il futuro delle tecnologie verdi, se vogliamo raggiungere l'equilibrio, l'armonia tra l uomo e la natura, e se vogliamo mantenere la sopravvivenza dell'umanità nei millenni.
ecodellaterra.blogspot.com
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