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COPENHAGEN: DODICESIMO GIORNO

Il summit di Copenhagen si è concluso con una cocente sconfitta per i Paesi poveri, anche se l'impressione generale è quella di un "arrivederci" a un anno.

Anche l'arrivo di Obama, carico di aspettative, non ha portato ad altro che ad un semplice "accordo"; niente di vincolante insomma.
Le uniche cifre che si sono fatte riguardano l'incremento della temperatura media globale, fissata a 2 gradi, e il fondo ai Paesi poveri di 10 miliardi entro il 2012, 50 entro il 2015 e 100 entro il 2020. Cifre comunque non vincolanti e che hanno visto l'opposizione di Tuvalu, la nazione che prima di tutte sta già pagando per il riscaldamento globale, Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua e Costarica.
Ma in extremis, nella giornata di ieri, si sono viste costrette a firmare anche loro, in quanto trattandosi di una risoluzione Onu, dev'essere presa all'unanimità per poter essere approvata, e se non l'avessero fatto, avrebbero fatto saltare anche quel poco di buono che è stato deciso.
Stessa delusione sui dati riguardanti l'incremento delle temperature: la maggiorparte degli scienziati concorda che accettare un limite di 2 gradi, significa arrivare molto probabilmente a 3 - 3,5 gradi, a fronte di un massimo di 1,5 chiesto dai Paesi insulari, certamente quelli più interessati dall'aumento del livello degli oceani.

Un obiettivo valido poteva essere quello di un taglio del 50% globale di emissioni entro il 2050, ma per raggiungerlo, le emissioni dei Paesi industrializzati sarebbero dovute scendere a - 80%. Ed è proprio questo che ha fatto saltare tutto, in particolare per la posizione di Cina e Brasile.
A mettersi di traverso anche gli Stati Uniti di Barak Obama, ancora scettici sulla consistenza dei dati sul riscaldamento climatico.

La cancelliera tedesca Angela Merkel sta cercando di organizzare un nuovo incontro nella sua Germania per il prossimo giugno. Se non dovesse fare in tempo, tutte le speranze saranno rivolte al dicembre prossimo, quando a Città del Messico è in programma il Cop16, utile più che altro per permettere ad Obama e agli altri leader  di convincere Parlamento e cittadini dell'importanza del tagliare le emissioni, in vista di un prossimo, si spera decisivo, incontro.

Se le premesse sono queste però sarà molto difficile che in futuro si possa fare meglio di così.

 

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