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COPENHAGEN: UNDICESIMO GIORNO

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Il penultimo giorno del summit di Copenhagen, dopo i malumori e la sfiducia che hanno continuato a serpeggiare per tutto l’arco della giornata, ha avuto nuova linfa vitale dall’intervento del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, che ha reso nota la disponibilità del proprio paese ad impegnarsi in un accordo vincolante, ma soprattutto a partecipare al fondo per i Paesi poveri di 100 miliardi l’anno, senza però dare cifre precise.



Dopo l’incontro tra Barack Obama e i primi capi di Stato, si è parlato addirittura di una prima bozza di accordo, con una riduzione delle emissioni tale da poter rimanere entro i margini dei 2 gradi di riscaldamento e un fondo per i Paesi poveri di 10 miliardi di dollari l’anno fino al 2012, 50 tra il 2013 e il 2015 e 100 miliardi tra 2016 e 2020.
Il fondo sarà composto, secondo la bozza, da finanziamenti di Stati Uniti, Europa, Canada, Giappone e Australia, e autofinanziamenti tramite meccanismi di cap and trade.

La Cina, trovatasi con le spalle al muro, sembra correre nella direzione opposta. In attesa dell’arrivo di Wen Jiabao, sembra che i suoi collaboratori stiano tentando di convincere India e Brasile a non aderire a nessun accordo.

L’Italia, tramite il mistro Presigiacomo, ha proposto 3 regole necessarie per attuare un’azione corale efficace.
Innanzi tutto gli Stati Uniti, in quanto paese più inquinatore della Terra, debbono impegnarsi maggiormente. Mentre infatti l’Europa ha stabilito di tagliare le proprie emissioni del 20% (riferito ai valori di inquinamento del 1990), gli Stati Uniti si limitano ad un -4%. Troppo poco, anche secondo la Cancelliera tedesca Angela Merkel.
Il secondo punto parla del “Kyoto Track”, una sostituzione del Protocollo di Kyoto che prevede un taglio di emissioni per tutti (e non solo per “chi voleva aderire”, come nel vecchio trattato); e il “Long term commitment actions”, un accordo per aiutare i paesi poveri con tecnologie pulite, finanziamenti e lotta alla deforestazione.
L’ultimo punto del discorso del Ministro Prestigiacomo riguarda i Paesi emergenti, soprattutto Cina, India e Brasile, che debbono rispettare un impegno per il taglio delle emissioni, in misura minore rispetto ai Paesi ricchi ma ugualmente vincolante.

Oggi è l’ultimo giorno e la bozza sta circolando tra i banchi. Dalla sua ratifica dipende il successo del summit.

 

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