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COPENHAGEN: DECIMO GIORNO

Ci avviciniamo al termine del summit e una soluzione comune sembra ancora lontana.


Il Presidente della Commissione Europea sul clima Josè Barroso, confida nella soluzione dell'ultimo minuto ma la Cina, che negli scorsi giorni si era fatta da mediatrice tra Paesi poveri e Paesi ricchi, ha cominciato a mostrare segni di pessimismo circa il raggiungimento di un accordo comune. Al massimo si può aspirare ad una "breve dichiarazione politica".

Se fossero questi i risultati del summit, si parlerebbe di semplici e inattendibili promesse, rendendo così necessario un COP16. Todd Stern, capo della delegazione americana, ha spiegato di non poter "promettere ciò che non si può mantenere", in riferimento alle critiche mosse da alcuni Paesi che gli chiedevano interventi seri e non i tagli minimi che gli Stati Uniti erano disposti a fare.
La posizione degli USA rimane fumosa anche sul Fondo da destinare ai Paesi poveri mentre una posizione decisa c'è su un fondo di 80 miliardi di dollari  per se stessi da destinare a energie rinnovabili e carburanti più efficienti per il recupero della Co2.
L'unico punto su cui sembrano tutti concordare è la lotta alla deforestazione. Dopo lo stanziamento di ieri di Francia e Norvegia, oggi si sono aggiunti al fondo per salvare le foreste anche i contributi di Gran Bretagna, Australia e Giappone, per un totale di quasi 3,5 miliardi di dollari.

In chiusura, il responsabile dei cambiamenti climatici dell'Onu, Yvo De Boer, ha affermato che dopo lo "stop inaspettato" di mercoledì, l'arrivo dei 119 capi di Stato e di Governo darà una nuova sferzata al convegno. Noi ce lo auguriamo.

 

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