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COPENHAGEN: NONO GIORNO

Barack Obama e il suo segretario di Stato, Hillary Clinton, manifestano ottimismo e apertura al dialogo.


Gordon Brown si mostra invece decisamente più scettico circa il raggiungimento di un accordo in 3 giorni tra Paesi ricchi e Paesi poveri e si dice convinto che i negoziati falliranno.
Dello stesso avviso Angela Merkel e Kevin Rudd, Presidente australiano; mentre Al Gore ha proposto un nuovo incontro nel prossimo luglio x sviluppare i punti irrisolti.

Nella giornata di ieri si è parlato soprattutto del problema della deforestazione, molto sentito dal principe Carlo d'Inghilterra. Il dibattito si è concentrato più sugli incentivi a chi protegge le foreste che alle sanzioni per chi le distrugge.
Siamo di fronte al paradosso che conviene di più ripiantare alberi precedentemente tagliati che non tagliarli affatto. Non sono di quest'avviso il Presidente francese Sarkozy e l'indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, che concordano nella necessità della difesa della foresta tropicale del Paese asiatico, la quale comprende il 10% delle foreste di tutto il mondo.
Il primo punto è quello di combattere il taglio illegale degli alberi con un rafforzamento dei controlli.

Successivamente si è parlato di trasporti, in particolare di "menu a chilometro zero". Attualmente, spiega Riccardo Valentini (ordinario di ecologia all'Università della Tuscia), il 98% del nostro cibo arriva dopo un viaggio di più di 50 km.
Bisognerebbe puntare piuttosto sull'agricoltura biologica e a chilometro zero. In questo modo si abbatterebbe l'inquinamento e si incentiverebbe l'agricoltura locale.

Non si placano intanto le diatribe sugli aiuti ai Paesi a basso reddito.
Il primo passo l'ha compiuto il Giappone, promettendo di contribuire al Fondo di 10 miliardi di dollari in 3 anni proposto dall'Europa, nella speranza che vengano destinati alla tutela e al ripristino della biodiversità prima che ad altri scopi.
La Cina ha affermato che i soldi del Fondo dovranno andare principalmente ai paesi più poveri, in particolare a quelli insulari. Con questo non intende rinunciare al finanziamento, ma sta solo a significare che la Cina non intende toccare il Fondo finchè riuscirà a far fronte alla battaglia ai cambiamenti climatici con i propri mezzi.

Intanto anche la Corea del Sud - che non era tra le nazioni "obbligate" al taglio e con un tasso di inquinamento quasi insignificante - ha annunciato che taglierà le emissioni del 4% entro il 2020 rispetto al 2005.

 

 

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