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COPENHAGEN: OTTAVO GIORNO

L'ottavo giorno ha visto un ulteriore inasprimento degli scontri tra Paesi poveri e Paesi ricchi, fino alla minaccia di boicottaggio da parte dei primi.



I rappresentanti del G77, i 131 Paesi considerati in "via di sviluppo", avevano denunciato lo scarso impegno dei Paesi più industrializzati: sia da un punto di vista economico che fattivo nella volontà di tagliare le emissioni. Troppo scarsa rispetto alle richieste.

I Paesi poveri chiedono una riduzione dal 25 al 40% entro il 2020, quelli ricchi di un 17, 20%; a parte l'Unione Europea che si spinge a 30%.
Ulteriori contestazioni sono nate sul Protocollo di Kyoto, considerato punto di partenza e garanzia da alcuni, superato e ignorato da altri.

In serata, grazie anche alla mediazione dell'Europa, è tornata la calma e i paesi dissidenti sono tornati sui propri passi. Ma le polemiche non si sono spente e la Russia ha tirato in ballo i quattro paesi più inquinanti al mondo (Usa, Cina, India e Brasile) affermando che sono loro a dover tagliare le emissioni più di tutti.
Al Brasile viene contestato anche il "crimine" di non tutelare sufficientemente la foresta amazzonica.

Felipe Calderon, Presidente messicano, e Jens Stoltemberg, Primo Ministro norvegese, hanno presentato congiuntamente un documento con l'obiettivo di superare lo stallo sul Fondo per i Paesi poveri.
Vista l'ampia forbice tra domanda e offerta, i due paesi hanno proposto una riduzione di 10 miliardi di dollari dal 2014 al 2020.

Intanto prosegue il dibattito sulla deforestazione, causa, secondo gli ultimi studi, della produzione del 20% delle emissioni di gas serra globali, quanto cioè quella prodotta dal trasporto aereo, su strada e su rotaia messi insieme.
A seguto di ciò, la proposta della commissione scientifica dell'Onu, sottoscritta  da 40 Paesi africani, asiatici e dell'america Latina, è di tagliare il 50% della deforestazione entro il 2020.

 

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