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Ricomincia la scuola tra tagli e caro libri

Gelmini_tagli_scuolaIl ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini ha più e più volte rassicurato, invano, che non ci saranno più tagli alla scuola, né tanto meno dovranno essere cambiati i libri di testo. Una litania, quella del ministro, portata avanti in modo estenuante da quasi due anni, ma alla fine gli effetti si sono toccati con mano: i tagli alla scuola pubblica non solo ci sono ma sono stati ferocissimi ed impietosi.

I tagli, di qualsiasi entità e riguardo qualsiasi argomento, investono tutta l’italia: l’altr’anno una scuola di Ponte di Nona, quartiere all’estrema periferia sud-est di Roma, iniziava l’anno scolastico senza sedie; stavolta tocca all’istituto comprensivo “Alberto Manzi”, sempre nella capitale, tagliare il nastro di partenza dell’inizio anno scolastico senza banchi e senza sedie.

Un altro problema reale è quello che coinvolge il taglio dei presidi: molti dirigenti scolastici dovranno seguire due scuole con i relativi grattacapi (accorpamenti, servizi mancanti, taglio dei professori etc etc); inoltre c’è da calcolare il fattaccio delle cosiddette “classi pollaio”, ovvero quelle sezioni formate da minimo 27 persone nonostante il ministro continui a negare come ha già fatto un paio di giorni fa alla trasmissione Mattino Cinque: ”Classi Pollaio? Il problema esiste ma non c’è una norma”.

Se il numero di studenti che sceglie la scuola pubblica è in crescendo (si pensi alla regione Veneto, in special modo a Padova dove gli studenti che frequentano la scuola pubblica (107.476.321) sono lo 0,3% in più degli altri anni, mentre coloro che hanno preferito la scuola paritaria (25.425) sono lo 0,1% in meno -  i servizi che lo Stato mette a disposizione sono sempre meno e quindi via alle proteste e alle iniziative contro il caro libri in tutto lo stivale.

 A Roma i ragazzi dell’UDS protestano al Pincio affiggendo uno striscione di protesta e lanciando una provocazione, un grido: “Ora fate i conti con noi!”.

In una nota proprio il sindacato studentesco si dichiara contro una “scuola vecchia di cent’anni sulla quale non possiamo contare. Siamo stanchi della precarietà a cui vogliono destinarci”, quindi gli studenti preparano unaprima manifestazione, il 7 Ottobre, anticipando di un giorno – rispetto all’anno passato -, la lunga scia di cortei che invaderanno le nostre città.

Per quanto riguarda le iniziative contro il caro libri lo stesso sindacato studentesco sta adoperandosi per la capillare diffusione dei banchetti del libro usato.

In 25 città dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, l’Uds sfida il costo del libro imposto dal ministro Gelmini con l’istituzione di questi banchetti che negli anni stanno riscuotendo sempre più successo facendo sì che anche le organizzazioni civiche territoriali si organizzino in tal senso.

 In un comunicato gli studenti denunciano come secondo Federconsumatori “un ragazzo di primo liceo spenderà ad inizio anno 728,6 euro per libri e dizionari in aggiunta ai 461 euro di corredo scolastico. Per un totale di ben 1.189.6 euro. E in base ai conteggi del Codacons la spesa familiare per i libri di testo aumenterà dell'8 per cento".

Lo stesso Codacons, in una nota, ha fatto presente che:” Il ministero ha pensato bene di alzare i tetti ministeriali in percentuali variabili tra l'1,4 ed il 3,8 per cento a seconda della scuola. E pensare che nel 2009 il ministero aveva pronosticato, entro i successivi tre anni, una diminuzione di spesa del 30 per cento per l'acquisto dei libri scolastici. Un dato fantasioso, salvo che il prossimo anno non avvenga un miracolo”.

 

 

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