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Lettera aperta in difesa dei Popoli indigeni isolati di Sydney Possuelo

indigeniHo lavorato per più di quattro decenni, nella foresta amazzonica. Cinque anni fa, ho convocato il primo incontro internazionale in difesa dei popoli indigeni in isolamento. Ci siamo incontrati a Belem del Pará e lì ho proposto la creazione di un'Alleanza Internazionale per la loro protezione.

Lo dico senza angoscia, ma chiaramente, abbiamo fatto pochi progressi in proposito. Sento che l'urgenza di allora, si è trasformata oggigiorno in una minaccia reale: i popoli isolati e i loro territori sono a rischio come non mai.
Negli ultimi cinque anni ho visto l'interesse nel far uscire dalla loro terra gli indigeni isolati, permettendone così l'invasione da parte delle compagnie petrolifere o minerarie, ho visto come si firmano decreti e concessioni per lo sfruttamento delle risorse naturali in aree abitate da questi esseri umani ; ho visto indigeni uccisi o perseguitati per difendere i propri diritti. Mi sono reso conto che continuiamo a considerare l'Amazzonia e gli indios come un ostacolo alle strategie di sviluppo, come sancisce l'Iniziativa di Integrazione dell'infrastruttura Regionale Sudamericana.
Dighe, strade, ponti sono stati costruiti in Amazzonia, senza proporre misure che tutelino effettivamente i diritti di questi popoli, e se questi atteggiamenti persistono, il destino degli indios in isolamento è segnato e spariranno.


Non possiamo restare indifferenti di fronte a questo dramma. E ' tempo di reagire e che gli Stati, i governi, le imprese, gli organi internazionali, le chiese, le organizzazioni non governative, tutti, garantiscano il rispetto dei diritti umani dei popoli isolati dell'Amazzonia. Si tratta di una questione di coscienza e un imperativo morale. Non sto chiedendo che blocchino i loro piani di governo, però si pretendo che una parte di quello che spendono per le infrastrutture e gli investimenti nelle industrie estrattive sia utilizzato per preservare veramente gli indios in isolamento dalla violenza.
Se, come il governo dice di questi piani e le opere sono per vivere bene e stare bene, che comprendano gli indigeni in isolamento all'interno di questi benefici. Loro vogliono solo garantirsi i loro territori. Proteggerli. Che non debbano pagare con la vita o col loro sradicamento, come è sempre stato, la mancanza di azioni sincere per proteggere i loro diritti che sono sanciti dalle leggi e dai trattati internazionali.
Si è in procinto di inauguarare oggi la prima autostrada interoceanica del Sud America attraverso la Foresta, il fatto che i popoli indigeni isolati non siano più perseguitati o estirpati dai loro territori, sarebbe la più grande prova di responsabilità e di rispetto che possiamo dare. Nel tratto tra Assis in Brasile, nell'Acre e Puerto Maldonado, nel Madre de Dios, in Perù, una zona che confina con Pando in Bolivia, i camion passeranno inarrestabilmente e pericolosamente vicino ai territori da loro abitati. Che cosa dovremo fare perché ciò non significhi più una minaccia alla vita e ad ulteriore distruzione della foresta?
E' la nostra occasione per cambiare la storia per sempre, e prevenire l'arrivo del momento fatidico, l'ora 25, quando non potremo fare più niente.
La situazione è critica e dovremmo essere tutti uniti. Non possiamo permettere che una parte dell'umanità si estingua. Gli Indios isolati devono vivere.
Sono la nostra essenza più pura, il nostro istinto più vivo. Un mondo senza di loro non varrebbe la pena e in futuro non ci sarebbe perdono per una tragedia che provochiamo contro noi stessi e contro il nostro pianeta.

Sinceramente e con affetto,
Sydney Possuelo
Brasilia 15 di dicembre 2010