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L'ECO SCUOLA DI GOMMA CHE VUOLE RESISTERE AI COLONI

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Israele
La storia di un istituto costruito con pneumatici usati, acqua, terra e legno. Per dare ai figli dei beduini jahalin la possibilità di studiare, aggirando così le leggi che non consentono agli arabi di innalzare strutture in muratura


Per i beduini jahalin del campo di Gerico è una vittoria, per gli architetti italiani una soddisfazione. La scuola di gomma dei jahalin resta in piedi.
Ideata per resistere alle demolizioni israeliane, grazie a una tecnica di bioedilizia che non prevede l'uso del cemento, la scuola elementare di Al-Khan Al-Ahmar, fatta di pneumatici usati, acqua, terra e legno, rischiava di essere abbattuta.
Il 9 novembre scorso, invece, è arrivata una sentenza del tutto inaspettata: i giudici israeliani hanno stabilito che non deve essere distrutta e che i capi della tribù dei jahalin e l'amministrazione della colonia che li aveva portati in tribunale devono raggiungere un accordo. La decisione della Corte crea un precedente, ma non è ancora definitiva.
Nel frattempo, però, i 60 bambini continueranno a far lezione nelle due aule della scuola, mentre dai muri dell'edificio, intonacati con dell'olio di falafel, spuntano i copertoni usati.
La storia di questa scuola, oramai famosa tra i cooperanti, i funzionari delle Nazioni unite e i giornalisti di Gerusalemme, è iniziata lo scorso marzo, quando un gruppo di architetti italiani della Onlus Vento di Terra ha deciso di presentare un progetto di bioedilizia al capo della tribù, nella Zona C della Cisgiordania, un'area dei Territori occupati palestinesi sotto il controllo israeliano.
Il popolo dei jahalin, un tempo nomadi, oggi allevatori di capre e cammelli, vive a ridosso di un insediamento israeliano di 40mila abitanti, Ma'ale Adumim.
Le leggi israeliane qui non consentono agli arabi di costruire edifici in muratura e dunque i bambini o non andavano a scuola oppure dovevano raggiungere a piedi quella più vicina. «Vi proponiamo di costruirne una senza cemento, con le fondamenta fatte di gomma, completamente ecologica e smontabile». È stata questa l'intuizione di uno degli architetti italiani. I beduini hanno accettato e dopo 3 mesi è inziata l'avventura.
«Il progetto, ispirato agli earthship del New Mexico dell'architetto Michael Reynold, è a costo zero. I beduini hanno riciclato circa 2.000 gomme, le hanno aperte, riempite di terra e acqua e ci siamo messi al lavoro», raccontano i volontari di Vento di Terra.
È un edificio caldo d'inverno e fresco d'estate, che non disperde energia. Anzi, se arriveranno altri finanziamenti, presto l'energia potrebbe prenderla direttamente dal sole, grazie ai pannelli fotovoltaici che dovrebbero essere installati sul tetto. Finora è costata circa 30mila euro, è stata finanziata da privati, da alcuni Comuni della provincia di Milano, dalle suore comboniane e dall'Israeli committe against house demolition. Adesso si attendono ulteriori fondi per realizzare il tetto fotovoltaico. Se l'edificio resisterà, si aprirà la strada verso Gaza. Saranno costruite altre strutture per donare ai gazawi una tecnica di bioedilizia indistruttibile, smontabile e rivoluzionaria.

Monica Maralis da Terra
 

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