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CUCCHI, LA VERSIONE DI GIOVANARDI


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S
tefano Cucchi è morto perché anoressico.
Lo ha spiegato il sottosegretario alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile Carlo Giovanardi.
In spregio alla verità documentale delle cartelle cliniche, alla facoltà della vista, alla prudenza che impongono gli accertamenti giudiziari in corso e il ruolo istituzionale che ricopre, il mite Carlo ha sentenziato che quel giovane - drogato e piccolo spacciatore - era proprio mal messo; e che «sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così».
E vien da pensare se non sia naturale, in fin dei conti, che tutte ‘ste migliaia facciano la fine di Cucchi: apparentemente massacrati di botte, in realtà consumati da una crudele anoressia ingenerata dalla tossicodipendenza, fino a spegnersi tra le mura di una cella o in un reparto detenuti ospedaliero.
Perché se consumi stupefacenti commetti un reato, e il carcere è il tuo posto (questo assioma lo hanno trasformato in legge lui e Gianfranco Fini).
Giovanardi apparirà forse draconiano, in questa circostanza; ma chi lo conosce sa che non lo è. O, meglio, non lo è quanto veramente sa esserlo quando un imperativo categorico sollecita la sua coscienza cattolica.
Si ricordano le sue esternazioni, ad esempio, sulla normativa olandese in materia di eutanasia, quando ebbe e dire che "la legislazione nazista e le idee di Hitler in Europa stanno riemergendo" (ne nacque un caso diplomatico con i Paesi Bassi, ma poco male); e, ancora, si ha memoria della sua battaglia per la chiusura anticipata dei locali notturni e di come spiegò che gli omosessuali possono stare nell'esercito, purché non facciano troppo le checche; un paio di anni addietro, poi, minacciò di introdurre una legge che vietasse in maniera assoluta qualsiasi manifestazione antiproibizionista.
Giovanardi, insomma, è un pastiche: un po' burlone, un po' moralizzatore senza morale e senza paura.
Ne spara di grosse ma va bene così: c'è sempre, in questo paese, chi è disposto ad accogliere come "parole sante" le fustigazioni più crudeli e stupide se alludono al rapporto che intercorre tra peccato e sanzione.
Stefano Cucchi se l'è cercata. Se non si fosse drogato, se non avesse ceduto al vizio e violato la legge, oggi sarebbe ancora vivo.
Come se Giovanardi non fosse così crudele e cinico non sarebbe sottosegretario di questo governo, esponente primo di una versione truce del cattolicesimo ogni giorno più vuota e disgustosa.

Andrea Boraschi da Terra
 

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