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Diritti & Integrazione

Ricomincia la scuola tra tagli e caro libri

Gelmini_tagli_scuolaIl ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini ha più e più volte rassicurato, invano, che non ci saranno più tagli alla scuola, né tanto meno dovranno essere cambiati i libri di testo. Una litania, quella del ministro, portata avanti in modo estenuante da quasi due anni, ma alla fine gli effetti si sono toccati con mano: i tagli alla scuola pubblica non solo ci sono ma sono stati ferocissimi ed impietosi.

I tagli, di qualsiasi entità e riguardo qualsiasi argomento, investono tutta l’italia: l’altr’anno una scuola di Ponte di Nona, quartiere all’estrema periferia sud-est di Roma, iniziava l’anno scolastico senza sedie; stavolta tocca all’istituto comprensivo “Alberto Manzi”, sempre nella capitale, tagliare il nastro di partenza dell’inizio anno scolastico senza banchi e senza sedie.

Un altro problema reale è quello che coinvolge il taglio dei presidi: molti dirigenti scolastici dovranno seguire due scuole con i relativi grattacapi (accorpamenti, servizi mancanti, taglio dei professori etc etc); inoltre c’è da calcolare il fattaccio delle cosiddette “classi pollaio”, ovvero quelle sezioni formate da minimo 27 persone nonostante il ministro continui a negare come ha già fatto un paio di giorni fa alla trasmissione Mattino Cinque: ”Classi Pollaio? Il problema esiste ma non c’è una norma”.
 

Crescono gli omicidi di Stato

Secondo il Rapporto presentato da Nessuno Tocchi Caino meno esecuzioni in Cina e Usa, male l'Iran

pena-di-morte-lettoPiù morti ma meno Stati "assassini". È questo in sintesi il verdetto del Rapporto 2011 di Nessuno Tocchi Caino, l'associazione che da anni si batte per abolire la pena di morte.

Dal 2008 al 2010 le esecuzioni capitali sono aumentate di ben 100 unità, arrivando a 5.837. Nonostante questa notizia tutt'altro che incoraggiante c'è però un dato positivo da sottolineare: sono scesi a 42 i Paesi che mantengono "l'omicidio di Stato" (nel 2007 erano 49), di cui 22 quelli che hanno fatto effettivamente ricorso alle esecuzioni capitali.

I tre Stati in cima alla triste classifica 2010 del Rapporto sono la Cina (10.260), l'Iran (546) e la Corea del Nord (60). Sono dati difficili da estrapolare, poiché in molte nazioni non c'è affatto trasparenza, vigento il segreto di Stato sulla pena di morte.

 

GAZA, UCCISO IL VOLONTARIO ITALIANO RAPITO

Bonelli: 'sconcerto e profondo dolore per la brutale uccisione di Vittorio Arrigoni
Oggi l'Italia e i Verdi sono in lutto per l'uccisione di Vittorio Arrigoni, il volontario e pacifista italiano di 36 anni rapito ieri nella striscia di Gaza da un gruppo salafita e il cui corpo, senza vita, è stato rinvenuto questa notte in un blitz di Hamas. I rapitori avevano lanciato ieri pomeriggio la rivendicazione e l'ultimatum di 30 ore, chiedendo la liberazione dei propri militanti arrestati da Hamas nei mesi precedenti.
 

Lettera aperta in difesa dei Popoli indigeni isolati di Sydney Possuelo

indigeniHo lavorato per più di quattro decenni, nella foresta amazzonica. Cinque anni fa, ho convocato il primo incontro internazionale in difesa dei popoli indigeni in isolamento. Ci siamo incontrati a Belem del Pará e lì ho proposto la creazione di un'Alleanza Internazionale per la loro protezione.

Lo dico senza angoscia, ma chiaramente, abbiamo fatto pochi progressi in proposito. Sento che l'urgenza di allora, si è trasformata oggigiorno in una minaccia reale: i popoli isolati e i loro territori sono a rischio come non mai.
Negli ultimi cinque anni ho visto l'interesse nel far uscire dalla loro terra gli indigeni isolati, permettendone così l'invasione da parte delle compagnie petrolifere o minerarie, ho visto come si firmano decreti e concessioni per lo sfruttamento delle risorse naturali in aree abitate da questi esseri umani ; ho visto indigeni uccisi o perseguitati per difendere i propri diritti. Mi sono reso conto che continuiamo a considerare l'Amazzonia e gli indios come un ostacolo alle strategie di sviluppo, come sancisce l'Iniziativa di Integrazione dell'infrastruttura Regionale Sudamericana.
Dighe, strade, ponti sono stati costruiti in Amazzonia, senza proporre misure che tutelino effettivamente i diritti di questi popoli, e se questi atteggiamenti persistono, il destino degli indios in isolamento è segnato e spariranno.

 

Immigrati crescono

Cinque milioni di stranieri in Italia. L’indagine del Censis rivela che vivono in media da 7 anni nel nostro Paese. Il loro numero è aumentato negli ultimi 4 anni, ma resta scarsa la mobilità sociale

Non chiamateli minoranza, gli immigrati in Italia hanno raggiunto quota 5 milioni. Alla faccia della Lega e delle politiche immigrati
A dimostrarlo sono principalmente due fattori: l’informale “passaparola” come mezzo attraverso il quale trovare l’impiego e la difficoltà a cambiarlo una volta ottenuto.  Uffici di  collocamento, annunci su internet e giornali sono davvero poco efficaci: utili a meno del 3% degli immigrati. Inoltre, i  fenomeni di dequalificazione professionale risaltano an-cora di più se si considera che il 59,8% degli stranieri che  lavorano in Italia aveva già una occupazione nel Paese di origine. Le carriere lavorative degli immigrati, quindi, sono  piuttosto semplici, composte da una sola esperienza di lavoro (nel 33% dei casi) o al massimo due (40,4%). Questi dati, ovviamente, assumono un certo valore alla luce del fatto che gli stranieri che lavorano in Italia vivono nel Belpaese  mediamente da 7 anni. Il tempo per migliorare, studiare e fare il salto di qualità non è mancato.
 


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