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Ponte sullo Stretto. Solo il Governo “non capisce la relazione”.

Anche il Capo dello Stato, dopo la tragedia annunciata di Messina, con il suo carico di morti e sofferenza a causa del dissesto idrogeologico, è intervenuto con parole molto nette: prima di realizzare opere faraoniche bisogna mettere in sicurezza il territorio. E tutti hanno pensato al Ponte sullo Stretto di Messina, l'opera simbolo del Governo Berlusconi che costa 6,3 miliardi di Euro.


Nemmeno le esortazioni di Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, hanno indotto una seria riflessione nel Governo, quando ha detto che per rendere sicuro il nostro territorio e mettere un freno al dissesto idrogeologico servono 25 miliardi di Euro e che bisogna smettere di costruire in modo abusivo parti di territorio e città.
Niente da fare, non servono i morti e non servono gli autorevoli interventi: il Governo Berlusconi tira dritto sul progetto di Ponte sullo Stretto e non ritira il famoso Piano casa di cementificazione selvaggia, dell'urbanistica "fai da te".
Tanto, è il ritornello ricorrente: Ponte, Piano casa, dissesto idrogeologico e tragedia di Messina sono cose diverse, che non c'entrano, e il ripeterlo in modo ossessivo è la miglior prova della loro "relazione".
Il Governo ha ammesso di non avere i 25 miliardi necessari (come una manovra finanziaria) e che quindi il Ponte sullo Stretto può andare avanti perché in fondo costa "solo" 6,3 miliardi, che per il 60% verranno da fondi privati, anche se questa è la solita favola e alla fine pagano sempre i cittadini.
Ma il Ponte sullo Stretto va avanti. Il Governo ha nominato commissario straordinario dell'opera Pietro Ciucci, già amministratore di Anas e della Società Stretto di Messina SpA, ma frena sulle risorse per finanziarlo e non ha mancato di inaugurare seppur sotto tono un cantiere "propedeutico" il 23 dicembre 2009. In realtà si tratta di un cantiere fantasma per la variante ferroviaria di Cannitello a Villa San Giovanni per il quale sono disponibili solo 26 milioni di Euro, un'opera per mettere in sicurezza la ferrovia sul lato calabrese, prevista da tempo e sbandierata da Ciucci e Governo come l'avvio del Ponte sullo Stretto.
Negli stessi giorni prima di Natale a Villa San Giovanni circa 10.000 persone, organizzati dalla rete NoPonte e dalle Associazioni Ambientaliste, hanno protestato contro l'avvio del cantiere "fantasma" e per chiedere che le poche risorse disponibili vengano utilizzate per la messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico, per migliorare i trasporti dell'area dello Stretto con il cabotaggio, le ferrovie e le strade che mancano in Sicilia e Calabria, per dare l'acqua ai cittadini che ancora non hanno questo privilegio nel Mezzogiorno d'Italia.
Il Governo Berlusconi non si ferma di fronte alle critiche, anzi: con l'inaugurazione fantasma di Natale ha fatto un autentico regalo a Impregilo, la società capofila di Eurolink che ha vinto la gara per costruire l'opera, perché - come sostiene il WWF - in questo modo l'impresa potrebbe aver diritto al risarcimento delle penali nel caso il progetto non vada avanti, pari al 10% del valore del contratto e cioè circa 630 milioni di Euro.
Insomma in questo modo sarà molto più difficile tornare indietro sul progetto e non a caso Impregilo alla vigilia di Natale ha fatto un balzo positivo delle sue azioni quotate in Borsa.

I problemi irrisolti del progetto Ponte sullo Stretto

Ma il progetto nonostante gli annunci e le forzature è lontano dall'aver risolto due problemi fondamentali: le risorse per realizzarlo e la progettazione definitiva.
Primo problema, le risorse: il progetto costa adesso 6,3 miliardi di euro, di cui il 40% dovrebbe venire dalle casse dello Stato e la restante parte dai privati.
Nel Decreto Anticrisi del luglio 2009 si prenotavano 1,3 miliardi di Euro per il Ponte - ma da assegnare annualmente «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica» e deliberati dal Cipe. Quelli che il Cipe avrebbe deciso di destinare a Fintecna per ricostituire i 2,5 miliardi di capitale pubblico - di cui pare che nella seduta Cipe del 17 dicembre ne siano stati effettivamente assegnati 330 milioni - mentre la Legge finanziaria 2010 assegna altri 470 milioni ad Anas per sottoscrivere gli aumenti di capitale della società Stretto di Messina.
Da sottolineare che la Regione Calabria, guidata dal centrosinistra di Agazio Loiero, ha deciso di uscire dalla Società Stretto di Messina proprio in dissenso sull'utilità dell'opera, ed ha presentato un ricorso al TAR contro il cantiere di Cannitello, approvato ed affidato ad Impregilo senza il consenso della Regione.
La restante parte di risorse pari a 3,8 miliardi è tutta da reperire sul mercato e l'esperienza di autostrade e alta velocità insegna: è sempre lo Stato a pagare interamente le grandi opere e sarà cosi anche per il Ponte sullo Stretto.
Di sicuro, perché i privati non mettono capitale di rischio ma solo di prestito e solo se hanno autentiche garanzie che poi lo Stato rimborserà ogni euro investito.
Del resto lo stesso Piano Finanziario prevede che, una volta realizzata l'opera, una parte delle risorse siano ripagate dalle Ferrovie dello Stato mediante la prenotazione futura di tutte le tracce ferroviarie (anche quelle non utilizzate pari a circa i 2/3 del totale) per far passare i treni. Un costo stimato da Legambiente in circa 150 milioni/annui: una vera tassa sulle ferrovie per finanziare il Ponte sullo Stretto e mettere a rischio i già precari bilanci dell'Azienda FS!
Altro problema tecnico, il progetto definitivo non c'è. L'opera ha superato il progetto preliminare e la Valutazione di Impatto Ambientale con numerose prescrizioni ambientali, antisismiche e idrogeologiche, che dovranno essere risolte con il progetto definitivo, di cui ancora deve essere avviata la progettazione. Progetto che poi dovrà superare la verifica ambientale "di ottemperanza", i pareri degli Enti locali - per quanto non vincolanti, e tornare al Cipe per l'approvazione definitiva. E solo allora partirà la progettazione esecutiva.
Ambientalisti e Verdi avevano fortemente contestato il via libera per l'impatto ambientale assicurato dalla Commissione VIA nominata dal secondo Governo Berlusconi, perché sono tante e tali le incognite che gravano sul progetto, riprese poi come prescrizioni nel parere VIA e ancora da risolvere nel progetto definitivo.
Si tratta del rischio sismico sulla faglia attiva del lato calabrese, del dissesto idrogeologico, della mancata Valutazione Ambientale Strategica, dei problemi di cantierizzazione, dei complessi problemi progettuali legati all'acciaio dei cavi tiranti ed alla loro pesantezza. Problemi che ancora non sono stati risolti e che andranno verificati sul progetto definitivo.

La tragedia di Messina con il suo carico di morte e sofferenza riassume le grandi istanze ambientali italiane del nostro tempo: il dissesto idrogeologico, il consumo di suolo, le varianti urbanistiche, condoni edilizi ed uso dissennato del territorio; l'aumento del gas serra in atmosfera ed il caos climatico con i suoi eventi sempre più estremi e tropicali nel mediterraneo; l'insistenza per la costruzioni di grandi opere inutili ed "indifferenti" al territorio; la disoccupazione drammatica che colpisce il mezzogiorno d'Italia.
Bisogna partire da queste emergenze per dare risposte efficaci di tutela ambientale ed occupazione duratura, una risposta concreta e non speculativa, che metta al centro il lavoro delle persone e la qualità del vivere. La messa in sicurezza del territorio, i cantieri utili e la riqualificazione delle città, le energie rinnovabili e la mobilità sostenibile, le produzioni di agricole di qualità, anche come agricoltura di presidio del territorio, sono gli ingredienti fondamentali di una buona ricetta per la sostenibilità.
C'è una relazione tra queste buone politiche a cui destinare le limitate risorse finanziarie pubbliche ed insistere in un progetto inutile e devastante come il ponte sullo Stretto.
Ma solo il Governo Berlusconi "non capisce la relazione".


Anna Donati

Roma 15 gennaio 2010

 

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