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PONTE DI MESSINA, DAGLI ANNUNCI ALLA FARSA

La recente accelerazione delle operazioni relative al Ponte sullo Stretto era una precisa richiesta della destra calabrese in vista delle elezioni regionali, che trovava immediato riscontro nel governo per quello che «costituisce uno dei pilastri del programma per il Sud» e che fin qui aveva significato soltanto annunci reiterati nel tempo: arma ormai spuntata, anzi sempre più agitata dal centrosinistra, oltre che da ambientalisti e comitati territoriali.

Con l'occasione si decideva di avviare per l'ennesima volta «la fase operativa», legittimando una nuova cascata di milioni di euro per quel progetto definitivo, di cui non è stata dimostrata in trent'anni la fattibilità. Oltre a regalare al general contractor, ovvero a Impregilo, non solo la possibilità di firmare un contratto senza un progetto esecutivo, ma anche di riaprire la questione delle penali, a suo tempo congelata senza costi per la collettività dal governo Prodi.
Il taglio del nastro per l'apertura dei «pre-cantieri delle opere connesse» al Ponte sullo Stretto di Messina però non c'è stato. E non solo per via dell'incidente al Cavaliere, ma perché lo strombazzato annuncio era una grande bufala smascherata dalla Rete No Ponte.
I lavori per la «variante di Cannitello», infatti, non sarebbero potuti partire per ragioni procedurali, anche perché del ponte non c'è ancora progetto definitivo. Ma tant'è, il 23 dicembre su un terreno preso in affitto tra Cannitello e la linea ferroviaria si sono presentati sette operai in tuta gialla ed una ruspa che per sole tre ore ha spianato, avanti ed indietro, una piccola porzione di suolo. Poi se ne sono andati, mogi mogi, dopo essere stati ripresi da due sole telecamere. Assenti, per non coprirsi di ridicolo, ministri e dirigenti della Stretto di Messina, che avevano annunciato la posa della prima pietra. E della «pietra» - ovviamente - nessuna traccia.
Ma la bufala a qualcuno è servita: abusivo regalo di Natale per Impregilo, le cui azioni, già il giorno dell'annuncio schizzavano in alto, mentre ogni altra società quotata in borsa registrava punti negativi. Per di più il valore del contratto di Eurolink - il consorzio guidato da Impregilo - lievitava di 800 milioni, arrivando a 4.730 milioni. Un salto attribuito dalla Stretto di Messina all'adeguamento dei prezzi, all'aggiunta di opere complementari come la stessa variante di Cannitello, all'accordo sui risarcimenti per il congelamento dell'opera nel 2006 (peraltro non previsti nel contratto).
Dal momento che nessun vero cantiere è stato aperto, il governo e la società Stretto di Messina potrebbero, almeno per ipotesi, essere denunciati per turbativa di mercato.
Dietro la farsa di un ponte che probabilmente non verrà mai costruito, c'è una amara verità gestita ai danni del Mezzogiorno, della Sicilia e della Calabria, e dei contribuenti. In merito a un possibile avvio delle attività relative al citato «stralcio binario» della variante Cannitello della linea ferroviaria del nodo di Villa San Giovanni, è utile sapere che il relativo progetto non ha ancora ultimato l'iter di approvazione ed è gravemente viziato dalla bocciatura della Regione Calabria e dalla completa assenza di procedura di via di tutte le opere connesse al Ponte (circostanza segnalata più volte dalle associazioni ambientaliste e del Wwf anche in sede europea). Quindi non solo il Ponte è lontanissimo, ma anche «l'avvio dei pre-cantieri» non è possibile a breve. A meno di operazioni abusive.

Alberto Ziparo e Osvaldo Pieroni da noalponte.splinder.com

Fonte: Il Manifesto

 

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