Ecodiplomazia Il segretario della Convenzione sui cambiamenti cimatici Yvo de Boer ha annunciato ieri le sue dimissioni dall'incarico presso le Nazioni Unite. Dopo il flop di Copenaghen avvertì i suoi detrattori: «Non ho motivi per lasciare»
Yvo de Boer, il segretario della Convenzione sui cambiamenti cimatici e uno degli eco diplomatici che più hanno contato nella Conferenza sul clima di Copenaghen, ha annunciato ieri, via agenzie stampa, le sue dimissioni nel prossimo mese di luglio.
Nei mesi scorsi, subito dopo il summit - che per sua stessa ammissione avrebbe potuto aver "prodotto maggiori risultati" - le sue dimissioni erano state variamente richieste, ma aveva tenuto duro. «Non capisco perché dovrei dimettermi», aveva confidato sempre ai media fino a poche settimane fa: qualcosa sarà successo, in questi giorni, perché De Boer si sia convinto a questo passo. Di sicuro, il cosiddetto accordo di Copenaghen ha ricevuto una ratifica solo di facciata, con l'arrivo al Segretariato della Convenzione climatica di impegni che - salvo poche eccezioni, ad esempio quelle di Brasile e Marocco - ripetevano stancamente promesse di massima su buone pratiche che garantiscono una generica diminuzione degli inquinanti.
Inoltre, sempre a gennaio, si è fatta strada con forza la proposta appoggiata in primo luogo dal governo britannico di affidare al G8 o al G20 la gestione della partita globale. Come a dire, il fallimento non solo dei negoziati climatici ma anche del mandato delle Nazioni Unite, con i cosiddetti grandi seduti al tavolo e i paesi in via di sviluppo rappresentati dalla Cina e pochi altri.
Ancora, a De Boer, rimangono alcuni adempimenti importanti: tanto per cominciare contribuire a organizzare per giugno la conferenza tecnica della Convenzione che si terrà a Bonn e che dovrebbe - mai il condizionale è stato più obbligatorio - rimettere in movimento il processo verso un accordo climatico globale. Un obiettivo cui è rimasta una finestra stretta: se al summit climatico vero e proprio, previsto per fine novembre in Messico, non ci sarà un trattato internazionale, sarà veramente la chiusura effettiva del processo avviato a Kyoto nel 1997: il protocollo scade nel 2012 e se nel 2011 non si mette in campo nient'altro significa che si apre una fase nuova, in cui la lotta ai cambiamenti climatici continua contando più sulle forze dell'economia che su quelle delle politica. In questo senso, la scelta di De Boer ha quasi un significato anticipatore.
Mister Kyoto lascia il suo altissimo incarico internazionale per andare a lavorare nel settore privato, come consulente per il clima della Kpmg, un'azienda di "servizi professionali a livello globale".
Le sue dimissioni, nonostante l'insistenza sul fatto che non sono legate al deludente risultato raggiunto a Copenaghen lo scorso dicembre, sicuramente aprono un buco a livello organizzativo di non facile soluzione. Anche se non la vedono così i Verdi tedeschi. «Il fallimento della conferenza sul clima è stato in parte dovuto alla cattiva preparazione e organizzazione», ha detto Herman Ott, responsabile del settore clima dei Grunen. «Adesso occorre trovare un successore che abbia il credito e l'esperienza necessari per assicurare che il processo internazionale di lotta al cambiamento climatico continui senza ritardi uteriori».
Simonetta Lombardo da Terra






