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CLIMA, IL RIMPIANTO DELL'UE: A COPENHAGEN PERSA UN'OCCASIONE

Bilancio Connie Hedegaard, commissaria designata al clima dell'Unione europea, ripercorre il vertice in Danimarca: «Qualsiasi cosa avessimo fatto, ci sarebbero stati Paesi che non l'avrebbero accettato». Ma ammette: «Si poteva fare di più»

«A Copenaghen si poteva fare molto di più». L'arma del realismo aiuta Connie Hedegaard ad uscire indenne dal processo al vertice di Copenaghen, condotto dai parlamentari europei nel corso della tradizionale audizione che precede l'approvazione dei singoli componenti della nuova squadra guidata da Josè Manuel Barroso.
Sottoposta al fuoco di fila di domande formulate dai deputati delle commissioni ambiente, industria e trasporti, la commissaria designata Ue al clima difende con grinta il suo operato nel corso della Cop 15, rimarcando che non sarebbe stato possibile in alcun modo ottenere di più. «Qualsiasi cosa avessimo fatto - afferma Hedegaard - ci sarebbero stati Paesi che non avrebbero accettato».
L'ex ministro dell'Ambiente danese non fa nomi anche se il riferimento ai grandi Paesi è tutt'altro che indiretto, ma il giudizio sugli Stati che hanno comunque scelto di assumersi una corresponsabilità non è totalmente negativo.
Le forti riduzioni delle emissioni annunciate da Cina e Brasile e l'impegno di Usa, Giappone, Australia e Nuova Zelanda in favore dello scambio di emissioni lasciano ben sperare, ma per la Hedegaard è necessario che l'Ue parli con una sola voce.
A chi chiede di «mettere la museruola a Sarkozy », la commissaria designata rilancia con la necessità di avviare «una riflessione molto seria perché l'Ue rischia di perdere la sua leadership nel mondo».
Connie Hedegaard si mostra ancora prudente sulla prospettiva di aumentare dal 20 al 30 per cento gli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni ma spinge sulla necessità di approfondire l'impegno dell'Ue già dai prossimi negoziati in Messico. L'ex ministro punta su un nuovo pacchetto trasporti-clima, sulla revisione degli standard energetici dei mezzi pesanti e sul climate proofing di tutte i progetti finanziati dall'Ue.
Posizione più tiepida riguardo le nuove tassazioni sul CO2 («non è il momento giusto per farlo») e sul nucleare («non esprimerò un veto»), ma Hedegaard rilancia la necessità di investire sulle energie rinnovabili più che sull'atomo e i combustibili fossili («l'Ue ha un vantaggio forte in questo campo e deve continuare a mantenerlo»).
Molti deputati temono però che il portafoglio per l'azione climatica si riveli troppo debole rispetto alle forti aspettative che porta con sé. «Dobbiamo rendere la protezione del clima una politica trasversale in tutti i settori», sottolinea la Hedegaard, che lavorerà a stretto contatto con i commissari all'Ambiente (Janez Potocnik), oltre che con i colleghi responsabili di energia, trasporti, imprese e ricerca.
L'azione della prima commissaria al clima della storia dell'Ue si giocherà molto di più sul piano della persuasione che su nuovi atti legislativi ma necessario sarà il confronto costante col Parlamento, rafforzato dal Trattato di Lisbona, se si intendono ottenere quei risultati concreti che i cittadini attendono dall'Ue sul tema.
Un richiamo alla collaborazione istituzionale particolarmente gradito dagli eurodeputati, («è molto convinta della sua missione, il Parlamento darà semaforo verde alla sua nomina», ha sottolineato il presidente della commissione ambiente Jo Leinen).
Per spezzare la tensione di quello che la commissaria in pectore definisce «l'esame più lungo della mia vita», qualche domanda su cosa intende fare personalmente per ridurre le emissioni. Dopo aver sostituito infissi e elettrodomestici nella sua abitazione di Copenaghen, continuerà ad utilizzare auto di servizio a basse emissioni e forse la bicicletta nei brevi tragitti fra Commissione e Parlamento.
La nomina della Hedegaard e degli altri ventisei commissari sarà ufficialmente ratificata il 26 gennaio, con il voto in seduta plenaria del Parlamento europeo.


Simone D'Antonio da Terra
 

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