Tra i motivi che hanno portato al vergognoso fallimento del megavertice sul clima di Copenaghen un posto non irrilevante lo ha sicuramente il secco rifiuto da parte degli Stati Uniti e dell'Unione europea di ridiscutere e modificare le normative internazionali dei diritti di proprietà dei brevetti sui viventi.
E' un atto gravissimo che conferma e legittima l'ultima rapina, quella della vita stessa, delle sue fonti, struttura e complessità, operata in regime di biopotere dalle multinazionali delle biotecnologie e dai sistemi produttivi connessi.
Se aggiungiamo che il postulato fondamentale posto a base della legislazione internazionale sulla materia vivente è l'assimilazione della stessa a cose inanimate, davvero pare difficile coniugare tali brevetti (strumento giuridico che «accerta la paternità di un'opera dell'ingegno» - Zanichelli) con gli inalienabili diritti soggettivi/comunitari farisaicamente proclamati in ogni dove. «Non è pensabile che l'unico modo per proteggere la proprietà intellettuale nel campo biotecnologico - asseriva nella XIII legislatura la Commissione d'indagine sulle Biotecnologie del Parlamento italiano - sia quelle di annullare la specificità della materia vivente per assimilarla a cose inanimate».
E' proprio dal Paese con le maggiori responsabilità nel disastroso naufragio dell'appuntamento danese - gli Usa - che parte la rapina.
Nel 1971, l'azienda americana General electric si rivolse all'Ufficio brevetti degli Stati Uniti per brevettare un batterio capace di fagocitare il petrolio, da utilizzare ipoteticamente per ripulire i mari e le coste dai residui di disastri petroliferi. L'ufficio brevetti rifiutò di accogliere la richiesta in quanto sino allora le normative genti escludevano dalla brevettabilità gli organismi viventi e tutte le loro parti.
La General electric non si perse d'animo e portò il caso davanti alla Corte d'appello, dove 3 giudici su 5 riuscirono a ribaltare la sentenza. La Corte suprema degli Stati Uniti emise il giudizio finale nel 1980 e dette ragione alla General electric, decretando - con una maggioranza di 5 voti contro 4 - l'ammissibilità dei brevetti sulla materia vivente.
Questo episodio segnò l'inizio di una vera e propria corsa al brevetto, di cui furono e sono tuttora protagoniste numerosissime aziende, spesso nate al solo scopo di sequenziare l'informazione genetica dei più vari organismi per assicurarsene in esclusiva lo sfruttamento commerciale.
Le industrie biotecnologiche richiedono sistematicamente il brevetto per qualsiasi scoperta genetica, anche se nulla conoscono delle sue potenzialità pratiche o applicazioni commerciali: lungi dal promuovere l'economia o dal tutelare la ricerca, questi "brevetti pigliatutto" hanno l'unico effetto (meglio, scopo) di istituire un regime di monopolio, in cui il primo a brevettare una sequenza genica o un procedimento biotecnologico può impedire a chiunque altro di farne uso in qualunque modo (anche se il nuovo uso non ha alcuna relazione con quello descritto nel brevetto), o esigere diritti altissimi per concederne l'utilizzo.
Prima grande vittima l'agricoltura.
Le Nazioni unite hanno dichiarato il 2010 Anno della biodiversità: è un'occasione importante per rilanciare il nostro no alla mercificazione dei beni comuni e abbattere tutte le norme che codificano il diritto di proprietà intellettuale sul vivente.
Con scienza e coscienza fermiamo l'ultima rapina.
Gianpaolo Silvestri da Terra






