Secondo le associazioni, sono le stesse stime del governo a dire che se i consumi di elettricità al 2020 fossero quelli previsti nel piano d’azione (366 Twh), tra dieci anni le rinnovabili potrebbero coprire il 41,5% del fabbisogno, oltre il doppio di quanto previsto attualmente (appena il 17%), con una percentuale che potrebbe salire ulteriormente al 45% a seconda dell’efficienza energetica. Per questo si chiede alla politica di fare «di più», rinunciando contestualmente al processo che si sta seguendo per riportare l’atomo in italia: in particolare, spiega la responsabile Wwf, la richiesta è «di una moratoria del carbone e insieme rinuncia al nucleare, fonti che ci fanno perdere tempo e soldi senza farci entrare nell’economia del futuro». Per onufrio, la tecnologia già bocciata nel nostro Paese da un referendum è «costosa e rischiosa oltre che fuori mercato», tenuto conto anche che quella che sbarcherà per prima nel Belpaese è l’epr della francese areva, frutto della collaborazione tra enel ed edf (l’azienda elettrica transalpina), quindi si tratta solo di «un piacere che stiamo facendo alla francia, tenuto conto che tra il 25 e il 30% del debito pubblico italiano è in mani francesi». il direttore di Greenpeace spiega che «la com-petizione tra rinnovabili e nucleare è già in corso oggi», ed è un esempio la Spagna, dove oltre il 50% della domanda elettrica è già fornita da fonti rinnovabili, ma «su venti Giga Watt di eolico disponibile ne sono in funzione solo 12,5 per non comprimere la rete», visto che sarebbe rischioso,in termini di sicurezza, ridurre la ben più costosa produzione del nucleare. Questa differenza di trattamento è ancora più evidente in italia dove, conclude onofrio, «serve un anno per l’autorizzazione unica al nucleare e quattro per gli impianti rinnovabili ». la chiosa è affidata al direttore di legambiente, secondo cui «non abbiamo assolutamente bisogno di centrali ucleari e a carbone», semplicemente perché «il mondo sta andando da un’altra parte».
Filippo Pala
TERRA



