
Ambiente Disastro ecologico in Lombardia. Migliaia di litri di carburanti sversati nel Lambro. Colpo di grazia per l'ecosistema già compromesso. A rischio anche i depuratori
Il Parco della valle del Lambro, la vera "uscita" dei milanesi, come declama l'ente nel suo sito ufficiale, è un'area della Lombardia che attende una riqualificazione effettiva da parecchio, troppo, tempo. Negli ultimi vent'anni, un piccolo miglioramento c'è stato, con l'installazione dei depuratori, ma, come spiega Andrea Agapito, responsabile fiumi del Wwf, «le politiche per la tutela delle acque sono ferme, gli obiettivi del Piano regionale del 2006 sono praticamente abdicati e i livelli di qualità richiesti a livello europeo non sono mai stati raggiunti».
Questo per dire che il fiume Lambro, che attraversa 400 comuni nei suoi 116,5 Km di lunghezza, è simbolo dell'inquinamento più che delle risorse naturali: immette nel Po e quindi nell'Adriatico il 60 per cento di tutto l'azoto in arrivo dagli scarichi civili, il 40 di tutti i metalli tossici, il 20 di rame e zinco, il 15 di cromo, nichel e persino arsenico.
Ieri, il colpo di grazia per le acque del "limpidissimo" fiume cantato dal Petrarca e, di conseguenza, per tutto l'ecosistema ad esso legato. Cinquemila i metri cubi di gasolio e petrolio combustibile, fuoriusciti dai depositi dell'ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, vicino a Monza, riversatisi, complici le forti piogge, nel vicino corso del Lambro e giunti velocemente fino a Milano. Un evento "doloso" e difficilmente spiegabile in maniera diversa, visto che, come osservato dai carabinieri monzesi, l'apertura contemporanea di tre cisterne dell'impianto (abbandonato e in attesa di riqualificazione, ma ancora pieno di carburanti) non può essere casuale. Successivamente alla fuoriuscita, iniziata verso le 4 del mattino e arrestata quattro ore dopo, sono intervenuti Carabinieri, Vigili del fuoco e il Corpo forestale.
Alla prima valutazione dei danni ambientali, hanno fatto seguito gli interventi: i tecnici del depuratore di Monza sono riusciti a contenere la marea nera all'interno dell'impianto, mentre la Protezione civile si è attivata per impedire che i veleni, giunti all'altezza di Peschiera Borromeo, si riversassero anche nel Po, allestendo uno sbarramento nel Lodigiano. Intanto,a Milano si riuniva in Prefettura l'unità di crisi per monitorare la situazione. Nessun dubbio da parte dell'Arpa sulle proporzioni dell'evento: un vero «disastro ecologico», secondo l'Agenzia per la protezione per l'ambiente, con enormi ripercussioni su tutta fauna e flora.
Dopo aver perlustrato la zona per verificare la presenza di esemplari da proteggere dal catrame, sono stati tratti in salvo diversi esemplari già contaminati: anatre e germani poi trasportati all'oasi Wwf di Vanzago, mentre altri animali morti, in prevalenza pesci, sono stati ritirati dall'azienda milanese di nettezza urbana. Sulle falde acquifere si escludono invece possibili contaminazioni: i derivati del petrolio riversati non dovrebbero riuscire a penetrare nel terreno tanto da raggiungerle. Non è solo il patrimonio ambientale ad essere colpito a morte, ma anche le misure create dalle amministrazioni per tutelarlo.
Il danno, ha fatto sapere l'assessore provinciale all'Ambiente colpisce infatti anche le strutture deputate alla depurazuine, frutto di anni di investimenti, che ora rischiano di essere buttate via. Sulle responsabilità di questo vero e proprio sabotaggio, che potrebbe aver compromesso ogni speranza per questo pezzo d'Italia, sono iniziate le indagini.
A detta degli esperti, è una mano esperta quella che ha rilasciato i liquidi nel fiume e la sua identità potrebbe presto essere nota: l'area è interamente videosorvegliata e le registrazioni sono a disposizione degli inquirenti.
Una cosa è certa, e Provincia e Regione concordano: secondo l'autodichiarazione presentata dalla Lombarda Petroli all'inizio del 2009 e una successiva verifica del ministero dell'Ambiente, le cisterne non dovevano contenere tutto quel gasolio.
Diego Carmignani da Terra






