
Inquinamento Le associazioni dei consumatori lanciano la prima azione collettiva per cause ambientali. Oggi i sindaci decidono.
Gli enti locali procedono in ordine sparso. A colpi di deroghe. Con i blocchi ai veicoli più vecchi che cambiano in base alla città. Il Codacons: «Due studi collegano i ricoveri ospedalieri a questo problema. Così il risarcimento è possibile»
Mentre i sindaci del nord Italia tentennano sull'opportunità di attuare o meno il più grande evento ecologico della storia del dopoguerra, i consumatori hanno deciso di agire in proprio agitando l'arma della class action.
Il totale blocco del traffico nella zona padana, se approvato, metterà il bavaglio ai motori di 19 milioni di persone in un'area di 45mila chilometri quadrati. Promotore della prima "azione di classe" in Italia per cause ambientali è il Codacons: «Due studi importanti - ha spiegato Marco Maria Donzelli, presidente dell'associazione - collegano gran parte dei ricoveri nelle città italiane proprio allo smog. Un'evidenza che rende possibile un'azione risarcitoria contro chi ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini».
Il primo dei due studi ricordati dal presidente del Codacons e diffuso dal Cnr (Centro nazionale ricerche) è dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Si chiama "Health impact of Pm10 and ozone in 13 italian cities". Un'indagine condotta sulla popolazione residente delle 13 maggiori città italiane, coinvolgendo circa nove milioni di cittadini (il 16 per cento della popolazione) nel periodo tra il 2002 e il 2004. Le conclusioni sono allarmanti: una media di 8.220 morti l'anno è infatti da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di Pm10 superiori ai 20 Aμg/m3.
Nello specifico, per quanto riguarda il caso di Milano, il Codacons riporta i dati dello studio Poemi ("Pollution and emergencies in Milan"), condotto da cinque ospedali del capoluogo lombardo. Secondo questo studio in città ogni giorno avvengono 73 ricoveri correlabili all'inquinamento atmosferico. Il progetto, finanziato dal Comune di Milano, è durato ben due anni e si basa su dati certi e inopinabili dei Pronto Soccorso degli ospedali cittadini coinvolti nell'inchiesta: San Carlo, Policlinico, Fatebenefratelli, Niguarda e San Paolo.
In due anni - secondo lo studio - sono stati 53.514 i casi di accesso ai Pronto soccorso avvenuti per malattie e disturbi correlabili all'inquinamento. Dalla tosse all'asma, passando per bronchiti e polmoniti, fino ad attacchi di cuore e ictus. «Non si tratta delle solite generiche previsioni sui possibili effetti che l'inquinamento potrebbe avere sulla salute umana - accusa il Codacons - perché stavolta ci sono dati precisi ed inconfutabili come il numero di ricoveri». Nello studio viene sottolineato che ai picchi di agenti inquinanti corrisponde un aumento del rischio di visite al pronto soccorso del 10- 15 per cento.
Sul blocco del traffico comunque non mancano le polemiche. Molti mettono in discussione la validità della misura. Ma il lavoro di alcuni ricercatori di Harvard, pubblicato sul New England Journal of Medicine, sembra dimostrarne la bontà: analizzando gli effetti dei blocchi attuati venti anni fa dai sindaci di Pittsburgh e Buffalo è emerso che la vita media degli abitanti di quelle zone è aumentata di 2,72 anni. Grazie alla diminuzione dei decessi causati da malattie polmonari e cardiovascolari, legate strettamente all'aria che si respira.
Giuliano Rosciarelli da Terra
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