
Intervista L'Unione europea chiede un maggior coordinamento tra governi e enti locali per ridurre le emissioni di gas serra. La denuncia del coordinatore della campagna Sustenaible Energy Europe: «Occorre una volontà politica più forte»

Le città possono giocare un ruolo sempre più forte nella lotta al cambiamento climatico. L'Unione europea chiede un maggiore coordinamento fra governi e città per ridurre le emissioni e rilancia strumenti come il Patto dei sindaci, che impegna le città firmatarie a ridurre volontariamente le emissioni del 20 per cento entro il 2020.
Ne parliamo con Pedro Ballestreros Torres, della Direzione generale Energia e trasporti della Commissione europea e coordinatore della campagna Sustainable Energy Europe.
Oltre il 70 per cento degli europei vive nelle città ma gli enti locali sono stati coinvolti ancora troppo poco nella lotta al cambiamento climatico. In che modo l'iniziativa del Patto dei Sindaci può essere utile per rilanciare l'attenzione sul ruolo delle città?
Gli enti locali sono stati coinvolti molto a livello locale ma purtroppo il loro ruolo non è stato efficacemente riconosciuto dai governi nazionali. I rappresentanti delle città non partecipano ad alcun negoziato sul clima, manca una strategia chiara di coordinamento fra i vari livelli di governo.
È un peccato perché notiamo che in Europa le città esprimono sempre un maggiore interesse verso le tematiche della sostenibilità. Il Patto dei sindaci finalmente riconosce l'importanza del ruolo delle città. Stiamo creando un meccanismo virtuoso, che potrà favorire quella cooperazione istituzionale necessaria per affrontare efficacemente tali problematiche.
Nei prossimi anni, che cambiamento vivranno le città che hanno aderito al patto?
Al momento non siamo ancora in grado di sapere quale sarà il reale impatto dell'iniziativa della Commissione sui contesti urbani ma siamo convinti che le città siano le uniche in grado di trovare un'opportunità laddove i governi nazionali e l'Ue trovano un costo.
Con un piano di risparmio energetico, le città possono creare nuova occupazione, risolvere problemi sociali, migliorare la qualità della vita.
Ridurre del 20 per cento le emissioni significa più posti di lavoro nella riqualificazione energetica degli edifici, con effetti positivi anche sulla vivibilità del contesto urbano. Le città che adotteranno tali interventi saranno più attrattive e soprattutto saranno capaci di trovare soluzioni laddove altri livelli di governo continuano a non averne.
Di recente, sindaci europei e americani hanno rilanciato la necessità di un impegno comune per riaffermare il ruolo delle città a Copenaghen. Quale contributo può provenire dai contesti urbani?
I negoziati di Copenaghen saranno decisivi ma purtroppo sono riservati agli Stati e per questo le città europee e americane sono soltanto relativamente interessate.
Qualunque sia il risultato dei negoziati, le città andranno avanti sulla strada della sostenibilità, portando risultati, realizzando piani che avranno un reale impatto sulla vita delle persone.
Numerose città italiane hanno aderito al Patto, ma i Piani d'azione locali stentano a partire: quale aiuto può venire dall'Ue?
Le città che hanno siglato il Patto sono obbligate a presentare entro un anno i piani d'azione alla Commissione. Un forte sostegno deve venire dalle strutture amministrative nazionali, come province, regioni e ministero dell'Ambiente.
C'è bisogno di maggiore cooperazione: la città grandi hanno già le risorse per investire nella sostenibilità ma serve una volontà politica più forte. Non si può solo dipendere da Bruxelles.
Simone D'Antonio da Terra