
Copenaghen Il caos prosegue: Barroso distrugge gli auspici di un accordo vincolante nella mattina. Le speranze, però, restano alte. In serata circola una bozza danese di accordo. E i Paesi africani manifestano per un'intesa più ambiziosa

Tra le dichiarazioni di buoni intenti e quelle che affossano le speranze per la riuscita del vertice di Copenaghen, si è aperta ieri la seconda giornata del Summit che durerà fino al 18 dicembre. L'ottimismo sulla buona volontà degli Usa di mettere i gas serra nella lista dei "cattivi" della vecchia normativa americana è stato stroncato in mattinata dalla dichiarazione del presidente della Commissione europea José Barroso.
L'ex primo ministro portoghese infatti, in un'intervista rilasciata alla radio francese Europe 1, ha affermato che sarebbe poco realistico sperare in un trattato vincolante, e che quindi è il caso di ripiegare su un accordo politico. Sembra essersi già dissolto quindi quel circolo virtuoso che aveva portato le nazioni, a pochi giorni dall'inizio dei lavori, a sbandierare buone intenzioni con un valzer di numeri. Tendenza che appare conclusa domenica notte, con l'annuncio anche da parte del Sud Africa di voler diminuire la propria intensità energetica del 34 per cento entro il 2020.
A rilanciare invece l'obiettivo del taglio delle emissioni comunitarie del 3O per cento entro il 2020 è stato il primo ministro britannico Gordon Brown.
L'obiettivo è chiaramente sgradito al nostro ministro degli Esteri Franco Frattini, che appoggia la posizione di Barroso: l'Ue può prendere più tempo, in attesa che le altre potenze mostrino di voler sostenere gli stessi sforzi. «Usa e Cina non sono pronti - dice Barroso - Washington non ha ancora approvato la sua legge nazionale sul clima».
Il riferimento è al Clean energy and security act, che deve ancora superare il vaglio del Senato, anche se al Congresso è già stato emendato a sufficienza tanto da renderlo una legge molto debole agli occhi degli ambientalisti americani. Eppure ieri con l'annuncio da parte dell'Epa, l'agenzia americana per l'ambiente, della dannosità delle emissioni di gas serra per la salute umana, è avvenuta una specie di rivoluzione copernicana. In Nord America, infatti, ha prevalso fino a poco tempo fa la tesi negazionista per la quale la CO2, presente in natura, non era dannosa per la salute dell'uomo. «I gas nocivi negli Stati Uniti sono inquadrati in una legge del 1970 - spiega Kyle Ash, responsabile Cambiamenti climatici di Greenpeace Usa - ora questa normativa, la Clean air act, includerà anche le emissioni di anidride carbonica ».
Ma la normativa del Settanta sembra non essere più sufficiente, a dirlo è il responsabile delle politiche istituzionali sul clima di Wwf Usa, Lou Leonard: «Il Clean Air Act è uno strumento importante; ma serve una nuova legge». Quella al vaglio del Senato Usa «è del tutto insufficiente» ammonisce Leonard. «E' da qui che Obama ha enunciato quel taglio bassissimo delle emissioni del 17 per cento rispetto ai valori del 2005».
Già, ma questo avveniva una settimana fa, prima di incontrare ieri l'ambientalista più famoso d'America, Al Gore.
Il colloquio sembra aver riacceso gli entusiasmi degli ambientalisti americani a Copenaghen. «Se Obama decidesse di riformare l'Epa e consegnargli il potere, come previsto dalla Corte suprema, di legiferare sul taglio delle emissioni - spiega ancora Leonard - allora questa agenzia governativa potrebbe finalmente stabilire una riduzione del 25-40 per cento. Il suo potere è enorme - continua Leonard - in una fase del genere sarebbe uno strumento fondamentale per superare l'ostacolo della legge attuale che prevede un misero taglio del 3 per cento rispetto ai valori del 1990».
Se da un lato quindi Obama continua a giocare il ruolo del paladino climatico del mondo, cosa che suscita una certa invidia in Barroso, restano ancora tanti dubbi su cosa possa o voglia fare concretamente. «Noi non abbiamo ancora perso le speranze che venga qui con un progetto di forte cambiamenti» sorride Ash.
Nelle ultime ore della giornata la notizia di una bozza d'accordo danese con concessioni di emissioni pro capite diverse tra paesi sviluppati e no. Domani, per fortuna, è un altro giorno.
Susan Dabbous da Terra