
Vertice A Ginevra non c'è accordo sul ruolo che l'Organizzazione mondiale del commercio deve giocare in materia ambientale. Per molti Paesi in via di sviluppo i Grandi hanno un peso eccessivo nei meccanismi decisionali
«Il capitalismo ha fallito e non lasceremo distruggere la Terra», urla un giovane il cui vestito nero contrasta con le vetrine pre natalizie di Ginevra. A 10 anni da Seattle la rabbia persite ma cambiano le priorità.
Quest'anno il tema è ovviamente il riscaldamento globale e la lotta per la giustizia ambientale e sociale. «Siamo qui per chiedere al Wto di mettere in agenda la questione ambientale », spiega una ragazza al corteo pacifico. Qualcuno non riesce a controllare la rabbia e qualche vetrina viene ammaccata.
Il settimo Meeting ministeriale del Wto Ginevra, l'Organizzazione mondiale del commercio, a Ginevra e la conferenza sul clima a Copenaghen hanno molti più legami di quanto si possa pensare. Almeno idealmente visto che il commercio globalizzato è responsabile di una fetta del totale delle emissioni. «Commercio e green economy possono giocare un ruolo importante per ristabilire armonia nell'economia globale», ha dichiarato Hadil Hijazi, una delegata delle isole Mauritius. In cambio sul piatto di Copenaghen gli Stati potrebbero offrire idee per regolare il carbon trading e il commercio di beni e servizi "verdi".
Non tutti sono però favorevoli alla scelta di usare il Wto come tavolo per Copenaghen. Come il governo indonesiano che, tramite il ministro al Commercio Marie Elka Pangestu, ha fatto sapere che «rifiuta ogni discussione o coinvolgimento su negoziazioni durante il meeting». Secondo molti Paesi in via di sviluppo, infatti, il Wto è caratterizzato da una sovrarappresentazione dei Grandi, come gli Usa. «Le discussioni su clima e commercio inizieranno solo dopo l'annuncio di politiche specifiche per salvare l'ambiente», ha concluso Pangestu.
Numerosi delegati hanno negato ogni ipotesi di inserire il clima nei regolamenti dell'Organizzazione mondiale del commercio, visto che da sempre i diritti ambientali sono considerati come un limite allo sviluppo.
A prescindere dal Wto la via del commercio verde è piena di ostacoli. In primis va stabilito un frame per uno sviluppo sostenibile, come chiedono le Ong. Inoltre rimane aperta la questione agricoltura. Il Cairns Group, un'insieme di Paesi che promuove la liberalizzazione dei mercati e delle tariffe in agricoltura (tra i quali Australia, Indonesia, Nuova Zelanda, Argentina) ha dichiarato che bisogna intensificare l'uso di Ogm.
Andrebbero poi inclusi nelle discussioni sull'agricoltura il commercio di legname, la pesca e l'attività estrattiva, per limitare lo sfruttamento delle risorse e la deforestazione.
Al momento però non è pervenuto alcun segnale. Infine rimane la questione dei Trips, gli accordi sulla proprietà intellettuale. Cina, India e altri Paesi emergenti stanno tentando di liberalizzare il mercato della conoscenza e dei brevetti.
L'obiettivo è accelerare la diffusione di tecnologie per il risparmio energetico e la produzione di energia pulita. Ma al momento il Wto verde è solo una bella idea da ricordare sui depliant.






