| LE ASSICURAZIONI LANCIANO L'ALLARME SUI COSTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI | | Stampa | |
| 25 novembre 2009 |
![]() Dossier Wwf e Allianz denunciano i rischi economici legati alla distruzione di alcuni ecosistemi. Lo scioglimento dei ghiacciai comporterà danni nelle 136 città portuali. Quale compagnia assicurerà una qualsiasi attività commerciale? Superato il limite, è difficile tornare indietro. La regola aurea vale anche per l'ambiente, dove da tempo è invalso il concetto di "tipping point", la soglia che, se superata, sancisce la distruzione definitiva di un bene ambientale e di un ecosistema. L'ultimo rapporto, lanciato ieri da Wwf e Allianz, mappa i rischi economici legati alla distruzione definitiva di alcuni patrimoni ecologici messi a rischio dall'attuale degrado ambientale. Il report "Principali punti critici nel sistema climatico della Terra e conseguenze per il settore assicurativo" valuta il rischio ambientale ed economico-assicurativo legato allo scenario di depauperamento probabile, se una forte riduzione dei gas serra non verrà implementata subito, si spera, sotto la regia della Conferenza di Copenaghen. Alcuni studi hanno dimostrato che esiste un punto di non ritorno nell'inquinare; un dato bene ambientale è, a quel punto, definitivamente compromesso, non sostituibile, e non vale più il principio che potrebbe essere più conveniente inquinare. Oggi, secondo Wwf e Allianz, in molti casi stiamo generando costi sociali non più risarcibili. Le temperature globali, spiega il rapporto, sono già cresciute di almeno 0,7 gradi centigradi. Il probabile aumento di 2-3 gradi entro la seconda metà del secolo comporterà costi ingestibili. Il report fa molti esempi: dalla furia monsonica in India, alla siccità in California e alla distruzione dell'Amazzonia. Non ci saranno polizze da stipulare, per le aziende vinicole californiane: non resterà che chiudere. Allianz fa due conti. Lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell'Antartico potrebbe portarci a un innalzamento del mare di 0,5 metri entro il 2050. Ciò comporterebbe danni in tutte le 136 città portuali principali al mondo per circa 25mila miliardi di dollari. Quale compagnia potrà assicurare una qualsiasi attività commerciale in questo contesto? Dal rischio allagamenti, al suo opposto. C'è, infatti, un futuro di desertificazione per la California e per l'India, con costi globali pari a 40 miliardi di dollari. La causa principale, in questo caso, è la scomparsa della foresta Amazzonica, che comporterebbe costi pari a 9.000 miliardi di dollari per una superficie di circa 4 milioni di chilometri quadrati di area verde scomparsa. I danni annuali causati dagli incendi, invece, potrebbero decuplicarsi rispetto ai costi di oggi raggiungendo 2,5 miliardi di dollari all'anno entro il 2050 e aumentando fino a 14 miliardi di dollari entro il 2085. «Se non facciamo subito qualcosa per contrastare i cambiamenti climatici rischiamo vere e proprie catastrofi - ha dichiarato Kim Carstensen, responsabile della Wwf Global climate initiative -. Raggiungere un tipping point vuol dire perdere qualcosa per sempre. Una tale probabilità dovrebbe spingere tutti i capi di Stato a raggiungere un accordo forte e vincolante a Copenaghen a dicembre». Aggiunge Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia: «Gli studi sui tipping point dimostrano la velocità con cui ci stiamo avvicinando a livelli pericolosi e irreversibili di riscaldamento. Le conseguenze relative al superamento di questi punti critici climatici sono assolutamente sconcertanti. Siamo ancora in tempo per evitare il peggio e questo rapporto illustra esattamente quanto sia urgente agire subito». Secondo i tecnici che hanno elaborato lo studio, infatti, è chiaro che i costi reali ambientali a cui stiamo andando incontro sono attualmente sottovalutati. Un rischio che le assicurazioni non possono permettersi. E neanche la Terra. Alessio Postiglione da Terra |