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LA UE PUNTA A UN "ACCORDO ACCETTABILE". MA GLI USA FRENANO PDF  | Stampa |
24 novembre 2009
carlgren

Clima Concluso ieri il Consiglio straordinario dei ministri europei dell'Ambiente. «Il successo della Conferenza di Copenaghen che si apre il 7 dicembre dipenderà dagli impegni di Cina e Stati Uniti». Ma un patto con valore legale è lontano


I ministri dell'Ambiente dell'Unione europea si sono riuniti in un Consiglio straordinario, ieri a Bruxelles, per mettere a punto la nuova posizione comune da portare al vertice Onu di Copenaghen, che partirà il prossimo 7 dicembre.
"Un accordo accettabile" che punta ad inserire dispositivi vincolanti nella cornice di un accordo che potrebbe essere anche solo quadro. Lo stesso ministro dell'Ambiente di Stoccolma Andreas Carlgren, per conto della presidenza Ue, al termine del Consiglio ha precisato: «Noi vogliamo un accordo che copra tutte le emissioni, e senza Cina e Usa sarebbe coperta solo metà delle emissioni. Comunque continueremo a insistere affinché tutti i nostri partner assumano impegni ambiziosi ».
Una parziale correzione di rotta, dopo che i recenti incontri fra Obama e Hu Jintao avevano smontato la strategia europea di ratificare in Danimarca un accordo completamente e legalmente vincolante che avrebbe imposto a tutti i contraenti limiti precisi riguardo alle emissioni inquinanti.
Nell'ambito dell'incontro sino-americano di Singapore della settimana scorsa, invece, era emersa la preferenza di Washington e Pechino per un accordo "leggero", solo a carattere politico, che rimandava di un anno gli impegni. Una beffa, per la Ue, che ha dovuto digerire anche il fatto che Obama preferisca discutere di ambiente bilateralmente con la Cina, piuttosto che in un consesso multilaterale con l'Europa.
Ma se Bruxelles è costretta ad una brusca frenata per via della posizione statunitense, in realtà, è lo stesso presidente americano ad essere incappato in un problema di politica interna che lo blocca sul fronte internazionale. Il Congresso, infatti, nonostante la maggioranza democratica, non vede di buon occhio l'adozione di un accordo avente pieno valore legale.
L'impaludamento del Kerry bill in Parlamento ha impedito agli Stati Uniti di approvare una legge sulla lotta al cambiamento climatico prima di presentarsi a Copenaghen; da quella legge, che vincolava gli Usa in qualità di grande emittitore, dipendeva la scelta di altre nazioni inquinanti, come la Cina, di incamminarsi sul sentiero virtuoso della limitazione dei gas serra. Ora, gli altri Paesi, senza la certezza che Obama superi lo scoglio del Congresso, defezionano. Il compito del presidente americano è arduo. La Commissione Ue ha anche recentemente sostenuto la necessità di creare un mercato delle emissioni globale su scala Ocse. Non è facile, quindi, convincere gli americani a costruire strutture e a cedere porzioni di sovranità.
Definire, infine, quale sia "un accordo accettabile", oggi, per l'Europa, non è solo un esercizio di stile. Non è un caso che la prima contromossa europea, cioè quella di attenersi scrupolosamente alle indicazioni che sarebbero emerse a Copenaghen, anche qualora il nuovo accordo non avesse avuto valore legale, è scricchiolata già prima dell'incontro di ieri. Norme a macchia di leopardo non farebbero altro che spingere i peggiori inquinatori europei fuori dal continente; al clima non gioverebbe e ne risentirebbe l'occupazione europea.
Non è un mistero, d'altronde, che anche il blocco Ue dell'Est preferisca spuntare un accordo politico.
La strategia europea che si è delineata al termine della giornata di ieri era, in fin dei conti, già stata tratteggiata nell'incontro fra la Merkel, Sarkozy e il premier danese Rasmussen il 19 novembre scorso: accontentarsi di un accordo con valore di legge-cornice, - "linee guida politiche da utilizzare come base giuridica per le negoziazioni delle Nazioni unite", secondo Rasmussen - senza vincoli legali, ma con alcuni dispositivi puntuali che subito potessero normare il comportamento dei singoli Stati.
Un compromesso accettabile, fra la vecchia posizione dell'Unione europea e la debolezza di Obama, scivolato sul Kerry bill.
Alla fine, la posizione negoziata dai ministri dell'Ambiente sembra la migliore possibile, al netto degli incredibili rischi che il nostro pianeta sta correndo. Perché l'altro aspetto cruciale, attorno al quale bisogna costruire consenso per un nuovo protocollo legalmente vincolante, riguarda le compensazioni da accordare ai Paesi in via di sviluppo per tagliare le emissioni.
E, questo, è un argomento che solo i ministri dell'Economia avrebbero potuto discutere.

Alessio Postiglione da Terra

 

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