
La sentenza che accoglie il ricorso effettuato da Rete Natura 2000 che boccia la legalizzazione della caccia nelle aree a Protezione Speciale (Zps) interessate dalle rotte dei migratori, è una grande vittoria di animalisti e ambientalisti
Roma - L'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio aveva adottato un provvedimento che, in base alla direttiva europea sulla protezione degli uccelli, dichiarava le aree di approdo dei migratori “Zone a Protezione Speciale” (Z.P.S) zone in cui la caccia era vietata. Questo permetteva la permanenza dei volatili in aree sicure nelle quali potevano riprodursi senza pericoli. La norma riparava le procedure di infrazione emesse dalla Comunità Europea e preveniva nuove eventuali sanzioni.
Il nuovo ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha invece dato il via libera a un nuovo provvedimento che andava incontro alle richieste del mondo venatorio affinché la caccia venisse permessa anche nelle “Zone a Protezione Speciale”.
Tale decreto - emesso il 22 gennaio 2009 - apportava modifiche al precedente del 17 ottobre 2007 ed è stato subito oggetto di un ricorso da parte di 4 associazioni, la LIPU, la LAV, l’ENPA e il WWF che si sono opposte alla possibilità di legittimare la caccia in zone di approdo degli uccelli migratori.
Ricorso fortuntamente accolto dal Tar del Lazio grazie al ricorso e alla protesta del mondo dell’associazionismo ambientale e animalista, che ha basato le proprie motivazioni anche sui pareri contrari sia del ministero dell’Agricoltura sia degli enti di consulenza del ministero dell’Ambiente.
“Ricorso presentato e accolto in pieno con sentenza che dichiara demolito il nuovo decreto in tutte le parti oggetto del ricorso”, ha dichiarato Valentina Stefutti legale delle associaizoni che ha seguito la vicenda e che ha aggiunto: "Si tratta di un grande successo per il mondo ambientalista ed animalista, anche perché il Tar paventa per il Ministero dell’Ambiente una tutela dell’interesse privato (dei cacciatori) dimenticandosi di dover invece tutelare quello pubblico”.
Insomma, una nuova gaffe per il Ministro Prestigiacomo, a parole ambientalista convinta, nei fatti molto meno.







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