BONELLI: INACETTABILE, NEMMENO FOSSIMO IL CILE DI PINOCHET
"Se protesti ti caccio". Potrebbe chiamarsi così se fosse un film. Ma è nella realtà che Salvatore Barbera, il responsabile Energia e Clima di Greenpeace, ha ricevuto un foglio di via dal questore di Roma, per aver partecipato all'azione dell'associazione ambientalista a Palazzo Chigi. L'obiettivo dell'iniziativa ecologista era di spingere l'attuale ministro dell'Ambiente Corrado Clini ad avere una posizione netta sulla lotta ai cambiamenti climatici alla conferenza di Durban dell'Onu.
Per due anni Salvatore non potrà tornare nella Capitale. O meglio potrebbe, perché è la stessa Greenpeace a far presente che le stesse azioni erano state imposte ad altri attivisti, ad esempio dopo la memorabile azione dentro lo stadio Olimpico per dire no al nucleare al referendum di giugno, successivamente annullate dal Tar.
Montata tendopoli a via Nazionale. Aspettando il 15 ottobre, giornata mondiale del ‘global change’.
E’ comparsa una nuova tendopoli nel pieno centro di Roma. Questa volta non si tratta di una storia di immigrazione, ma non di meno l’emarginazione gioca un ruolo fondamentale, insieme a una parola nata a maggio in Spagna e da allora diventata pratica e verbo di un movimento: l’indignazione. Centinaia di giovani ‘indignati’ italiani ieri hanno occupato, per ore, via Nazionale. Alle 16 i manifestanti si sono piazzati davanti a Palazzo Koch, la sede di Bankitalia, presidiata da decine di camionette e forze dell’ordine per la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente ‘in pectore’ della BCE Mario Draghi. Al capo dello Stato i ragazzi hanno consegnato una lettera, scritta da alcuni studenti della Sapienza, per spiegare che cosa li rende così ‘indignati’: è il senso di emarginazione e di rabbia tipico di chi si sente spogliato del proprio futuro.
Il Wwf fa i conti sulla madre di tutte le opere inutili.
L'8 settembre 2011 si sono tenuti gli incontri per l'accordo di programma tra Governo ed Enti locali sulle cosiddette opere collaterali e compensative fra cui il famigerato Ponte sullo Stretto di Messina. Chi da anni si batte contro il progetto, come i Verdi e le associazioni ambientaliste, non è sorpreso nel constatare che la 'fiera degli inganni' sull'argomento si è allungata ancora di più. Gli ultimi aggiornamenti parlano infatti di un aumento dei costi di realizzazione di ben il 34%: si passa dai 6,3 miliardi di euro del luglio 2010 agli 8,5 del luglio 2011 chiesti dalla concessionaria pubblica 'Stretto di Messina S.p.A.' al momento dell'approvazione del nuovo Piano economico-finanziario. Un aumento, secondo il WWF Italia, «del tutto ingiustificato».

