La norma sulle trivellazioni rappresenta una vergogna senza precedenti. Ci auguriamo che il governo smentisca immediatamente le norme che prevedono la libertà di trivellare per la ricerca di petrolio in Italia, perchè le bozze degli articoli 20-21e 22 rappresentano la svendita del territorio italiano alle lobby del petrolio che potranno trivellare, con un trucco legislativo, anche nelle aree marine protette. Nell'articolo 21 inoltre viene ridotta la distanza per trivellare da dodici a cinque miglia; all'articolo 22 comma 1 si introduce una norma che prevede che l'attività di prospezione e coltivazioni di idrocarburi libera. Siamo alla follia. Come Verdi siamo indignati per una norma voluta dal ministro dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico. Nella relazione di questi articoli il governo giustifica questa vergogna dicendo che le agenzie di rating, come Standard e Poor's, individuano tra i parametri di solidità economica lo sviluppo delle attività di trivellazione. Con queste norme aberranti avrebbero il via libera attività di trivellazioni nei nostri mari e in Basilicata per a partire dalle aree marine protette e aree sensibili dal punto di vista ambientale, pensiamo alle isole Egadi, a Pantelleria, alle Tremiti, allo stretto di Sicilia: basti pensare che società come la Np, Northern Petroleum, Audax, Eni, Edison, Shell, hanno presentato negli anni scorsi solo nel mare prospiciente la Sicilia richieste per oltre 1.000 kmq. È necessario fermare subito questa vergogna che rappresenta solo un regalo ai petrolieri. Non si trasformi il Mediterraneo in una infinita distesa di trivelle di ricerca petrolio con i rischi che abbiamo visto dopo il drammatico incidente che abbiamo visto nel Golfo del Messico alla piattaforma della Deep Water Horizon. Il Mediterraneo è un mare che sul fronte dell’inquinamento da petrolio è già ora problematico poiché ha il tasso di catrame, 38 mg/metro cubo, più alto del mondo, contro i 0,8 del Golfo del Messico, prima del disastro della Deep Water Horizon.






