Intervista del Il Manifesto a Cohn-Bendit: "per rispondere alle esigenze economiche, sociali ed ecologiche non basta un progetto tradizionale di sinistra, ci vuole un nuovo progetto di società. È sintomatico che Sinistra e libertà non abbia la dimensione ecologica."
Daniel Cohn-Bendit, lei è uno storico leader verde e della sinistra europea. La rielezione oggi di José Manuel Barroso alla presidenza dell’europarlamento è una sconfitta per il centrosinistra europeo?
È una fotografia degli equilibri. Ha la maggioranza, i liberali sono divisi e in gran parte lo appoggiano, i socialisti spagnoli e portoghesi e parte di quelli inglesi anche. È il sintomo della debolezza della sinistra in Europa, e c’è qualcosa di drammatico: in molti paesi sono i capi di governo, Zapatero, Socrates o Brown, che decidono come devono votare gli eurodeputati. È ora che capiscano che l’interesse comunitario non è definito dall’interesse dei loro governi.
In aula lei ha detto che Barroso vuole essere José Manuel Obama. Perché?
Ha promesso a tutti. Pensa di riuscire a cambiare il mondo?
Ritiene che sia un camaleonte?
Sì, ma ha esagerato, è andato persino oltre il suo personaggio.
Non è, come alcuni dicono, l’utile idiota messo lì dai governi?
Non credo, ma per molti capi di stato è il personaggio ideale per far passare le posizioni dei grandi paesi. E stato così per cinque anni.
Cambierà?
Per noi verdi il passato parla chiaro, altri dicono che ora che non potrà più essere rieletto, sarà più autonomo. Non ci credo. La debolezza della Commissione si è vista anche con l’Italia. Dopo l’attacco di Berlusconi, Barroso avrebbe dovuto passare subito all’offensiva, dicendogli chiaramente di smetterla.
Berlusconi attacca l’Europa su più fronti, e l’opposizione italiana chiede l’intervento di Bruxelles per l’immigrazione, la libertà di stampa: non è la prova che non funzionano entrambi?
L’Europa non può rimpiazzare l’opposizione in un paese, l’Europa può intervenire se le politiche nazionali minacciano i diritti fondamentali. Ma spesso la Commissione non è stata chiara. Per esempio quando si parla di libertà di stampa in Europa, deve garantire il rispetto della carta dei diritti fondamentali in Italia, ma anche in Romania o Bulgaria. Per il resto tocca all’Italia risolversi i suoi problemi, non all’Europa.
Lei andrà in Italia in questi giorni, e incontrerà le forze del centrosinistra. Ha da dare consigli?
Non è facile capire l’Italia, ma il problema di Prodi è stato che chi lo formava non voleva difendere il progetto comune. A sinistra in Italia tutti pensano di aver ragione, si dividono e attaccano il più vicino.
Il modello che lei ha lanciato in Francia, riunendo le componenti della società civile e arrivando a ridosso dei socialisti, può funzionare anche in Italia?
Sì. In una situazione di urgenza abbiamo unito persone che erano per e contro il Trattato di Lisbona, per e contro la Costituzione Ue. Ma avevano un progetto comune. Quello che non vedo in Italia. Ed è ciò che andrò a discutere con Sinistra e Libertà: per rispondere alle esigenze economiche, sociali ed ecologiche non basta un progetto tradizionale di sinistra, ci vuole un nuovo progetto di società. È sintomatico che Sinistra e libertà non abbia la dimensione ecologica.
I verdi ci sono.
Sì, ma è un paradosso, loro credono che all’interno della teoria radicale di sinistra ci sia tutto. E invece no. L’errore fondamentale della sinistra italiana, ma di Veltroni e ora del Pd, è pensare che basta capire le sfide del presente per trovare le soluzioni: le cose cambiano, ma le affrontiamo come facevamo prima.
Così non funziona. Il successo di Berlusconi è complesso, la gente si rivede in lui, è un miraggio fantastico per gli italiani, per sconfiggerlo bisogna saper agire in maniera nuova, innovativa.
da "IL MANIFESTO" del 16/09/09 Intervista di Alberto D’Argenzio a COHN-BENDIT






